Video Musica trap e violenza di genere: se n'è parlato nel programma su La7 "In altre parole", dopo le polemiche sul rapper Emis Killa, accusato di aver composto "testi sessisti". Durante la puntata, si sono confrontati Paolo Crepet e Frankie hi-nrg mc. "Mettere la trap vicino al romanzo noir mi sembra una cosa un po' faticosa perché quando ho letto A sangue freddo non sono diventato un assassino, ma la trap è droga", dice lo psichiatra. Il rapper torinese ha subito ribattuto: "Nessuno che ascolta la trap diventa un assassino, sono deduzioni un po' tranchant, se lo lasci dire". "Lei non ha ascoltato", dice Crepet. "Chi ascolta quella musica diventa un drogato"
La decisione dell’amministrazione comunale scatena le critiche dei cittadini e dell’opposizione politica per i testi violenti del rapper: istigherebbero al femminicidio
Video "Preferisco saperti morta che con un altro. Vengo a spararti" canta Emiliano Rudolf Giambelli, in arte Emis Killa, nella sua canzone "3 messaggi in segreteria". Il brano è al centro delle polemica, accusato di essere un inno al femminicidio: racconta l'escalation di violenza di un uomo che continua a chiamare l'ex fidanzata, che non gli risponde al telefono. Poi l'epilogo, in cui afferma che sta guidando verso la casa della ex- incattivito da una sbronza e deciso a ucciderla, perché "voglio vedere la vita fuggire dai tuoi occhi. Io ci ho provato e tu mi hai detto no, con quella cornetta ti ci strozzerò".
Il brano è al centro delle polemiche da quando il Comune di Ladispoli ha invitato il suo autore a esibirsi la notte di Capodanno insieme a Gué Pequeno. Anche se in realtà aveva creato scompiglio già nel 2016, quando era uscito. E Emis Killa allora aveva risposto all'accusa di aver scritto un inno al femminicidio con un lungo post su Facebook: "Si parla di "3 messaggi in segreteria", e certi lo fanno come se istigasse alla violenza sulle donne. In questa canzone racconto di un ragazzo che perde la testa per la ex fidanzata e decide di ammazzarla. Lo racconto dal punto di vista, malato, di chi ammazza. E' il mio modo per sensibilizzare e denunciare il femminicidio. Ho scelto un metodo brusco, diretto, cattivo, e soprattutto in prima persona, perché so che è il più efficace e mi appartiene, e infatti si sta alzando un polverone, che è quello che mi aspettavo, per poter porre l'attenzione su uno degli aspetti più brutti di questa società. Come artista è mio privilegio e mio compito raccontare storie e far pensare chi mi ascolta. Quando creo canzoni creo mondi, a volte colorati, a volte crudi. Nelle canzoni racconto la realtà, che a volte è orribile, a volte è sbagliata, ma mai possiamo far finta che non esista. Ho corso di proposito il rischio di essere frainteso perché il mio richiamo alla riflessione e alla consapevolezza non passasse inosservato, e l'ho fatto coi modi e le parole che sono mie".
Video di Marco Castrovinci
Che fosse solo una questione di tempi, e di opportunità, lo si diceva da un bel po'. O almeno questa era la speranza di chi i Club Dogo, il gruppo rap formato da Guè, Jake La Furia e Don Joe, non se li è mai tolti dal cuore. Ora il ritorno sulla scena è cosa fatta. I Club Dogo tornano insieme dopo dieci anni circa e la certezza, come dire, arriva dal cielo. Quello plumbeo di una Milano misteriosa e dark, illuminato dal simbolo del cane a tre teste, il loro simbolo: è il punto più alto del trailer che i tre hanno pubblicato oggi sul loro profilo ufficiale di Instagram, un filmato di taglio cinematografico che prende ispirazione a piene mani dalla saga di Batman e ha come protagonisti l'attore Claudio Santamaria e – sì, proprio lui – il sindaco Beppe Sala. Un video tutto giocato sulla suspense, con i due protagonisti a un bivio, messi di fronte alla necessità di una decisione per salvare la città e chiamare in soccorso tre anti-eroi, «l'unica speranza», «l'unica leggenda» del rap italiano. L'appuntamento è per il 2024, quando finalmente Guè, Jake La Furia e Don Joe torneranno a unire le forze, anche se non è ancora dato sapere con quali orizzonti, se si tratterà insomma di una reunion a sfondo nostalgico (difficile, viste le dichiarazioni rilasciate negli anni dai diretti interessati) o di un ritrovarsi per fare nuova musica e riprendere una storia iniziata una ventina d'anni fa con un disco come “Mi Fist”, per poi proseguire fino allo stop arrivato dopo l'ultimo disco in studio “Non siamo più quelli di Mi fist” nel 2014. Nel mezzo, un percorso che ha influito enormemente sulla scena rap non solo milanese, ma nazionale, e su molti artisti hip hop che ne hanno fatto un faro, appunto, un'ispirazione.
Un buon numero ha poi sempre spinto l'idea di una Milano vista come la Gotham City di Batman, da Ernia («Milano è una città di possibilità ma con un sottobosco oscuro», ha detto una volta parlando di un suo pezzo “Gotham”) a Rame, Tedua, Rose Villain, Emis Killa, per citarne qualcuno. Un filone a cui anche il gruppo rap più iconico di una certa Milano non ha rinunciato. Un'anteprima dell'annuncio della reunion, dopo anni di smentite, è arrivata qualche settimana fa, quando Emi Lo Zio, membro della Dogo Gang (di cui era parte anche un certo Marracash) aveva condiviso su Instagram una foto storica del trio con scritto: “Non succede, ma se succede?”. Ora è successo e oltre al trailer i Dogo hanno fatto comparire per la città delle bandiere nere con il loro simbolo e la scritta “Club Dogo is for the People” mentre davanti alla Bocconi sarebbero stati distribuiti volantini che ne riprendevano la grafica. La macchina insomma si è messa in moto, l'accelerata definitiva arriverà tra qualche mese. Il 2024 sarà il loro anno, l'anno dei Club Dogo.
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