"Esperienza di porti? Ho la patente nautica": la battuta di Gugliotti, neo presidente a Taranto

Video Non ha alcuna esperienza in materia di porti ma ha la patente nautica: il neo presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, Giovanni Gugliotti, risponde con una battuta a chi evidenzia l’assenza in curriculum di esperienza nel settore in cui è stato chiamato a ricoprire un ruolo apicale per la Puglia. Sarà presidente dell’Autorità che gestisce il porto di Taranto, su indicazione del ministero dei Trasporti guidato da Matteo Salvini e con il placet della Regione Puglia di Michele Emiliano. La sua nomina è politica, evidentemente, ma poco legata alle esperienze pregresse, considerato che Gugliotti è un avvocato, dipendente Inps, già sindaco di Castellaneta e presidente della Provincia di Taranto. La sua audizione è avvenuta il 20 maggio davanti alla Commissione Trasporti della Camera dei deputati, in cui la parlamentare Giulia Pastorella di Azione ha provato a mettere in luce la mancanza di esperienza specifica nel settore portuale. “Non è vero che non conosco il mare – ha replicato lui – Sono un appassionato perché ho la patente nautica da venti anni”. Dopo la battuta Gugliotti ha illustrato il suo Piano di rilancio per il porto di Taranto, che deve essere “diversificato, sicuro, innovativo e sostenibile”. Al di là delle battute, la nomina dell’ex sindaco quale presidente dell’Ap non ha trovato opposizioni nella commissione Trasporti. Ieri è stata approvata dallo stesso organismo anche la scelta di Francesco Mastro quale presidente dell’Autorità portuale dell’Adriatico meridionale, che ha competenza sui porti di Bari e Brindisi - di Chiara Spagnolo

"Don Nicola D'Onghia va scarcerato, l'arresto è privo di fondamento". Parla il legale del sacerdote

Video Un arresto che la difesa di don Nicola D’Onghia ritiene “privo di fondamento” e di cui ha chiesto la revoca: è avvenuto al termine dell’interrogatorio del sacerdote 54enne, accusato di avere investito e ucciso la 32enne Fabiana Chiarappa il 2 aprile vicino Turi e di essere poi fuggito senza prestare soccorso. Il sacerdote è stato interrogato dal giudice Nicola Bonante, alla presenza del difensore Federico Straziota (che lo assiste insieme all’avvocata Vita Mansueto), della pm Ileana Ramundo e del procuratore aggiunto Ciro Angelillis. Nei suoi confronti è contestata l’accusa di omicidio stradale, aggravato dalla fuga e omissione di soccorso, ritenendo che quella sera si fosse reso conto di avere causato un incidente stradale. Nell’interrogatorio, D’Onghia ha ribadito la stessa versione dei fatti già fornita ai carabinieri e ai pm, spiegando di non aver visto alcun corpo sulla strada - L'ARTICOLO di Chiara Spagnolo

"Ti scanno come un maiale": estorsione dal carcere di Bari a un imprenditore, cinque arresti

Video “Io te lo giuro su mio figlio che ti scanno come un maiale…”; “Come ti prendo in mezzo alle mani ti svito la testa …”: erano di questo tenore le minacce che un affiliato a uno storico affiliato di un clan barese riusciva a far arrivare a un imprenditore di Trani, anche mentre era detenuto in carcere. L’estorsore utilizzava uno smartphone, che era stato illecitamente introdotto nel penitenziario, per poter continuare le sue attività illecite, avvalendosi dell’aiuto di quattro emissari, ai quali era demandata la riscossione delle somme. Le cinque persone sono state arrestate dai finanzieri del Gico di Bari e della Compagnia di Trani del Comando provinciale della Bat (guidati dal colonnello Christian Rutigliano e dal colonnello Pierluca Cassano)  in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip distrettuale Giuseppe Ronzino, su richiesta della Dda. Sono accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le persone arrestate sono Alessandro e Nicola Corda (zio e nipote, di 36 e 26 anni); Rosa Fiore (di 40 anni); Francesco Cirillo (45 anni) e Giuseppe Vitolano (24 anni). Le indagini sono partite in seguito all’analisi di alcuni telefoni sequestrati in carcere, nell’ambito di un’altra inchiesta. Chiarissimi i messaggi di cui era destinatario un imprenditore, al quale venivano chieste somme di denaro in cambio di una paventata “protezione”. Le richieste estorsive partivano da un uomo detenuto per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata, il quale esercitava fortissime pressioni sulla vittima, lasciandole intendere che le conseguenze del mancato pagamento del pizzo si sarebbero potute abbattere sull’intera famiglia e prospettandogli anche minacce di morte: “Tu vuoi campare, eh? E mi devi togliere il debito!”; di Chiara Spagnolo

Lea Martimucci: "Gli uomini dello Stato sono i nostri numeri 10, a loro la mia gratitudine"

Video È arrivata nella Procura di Bari per dire grazie personalmente ai magistrati e ai carabinieri Lea Martimucci, 41enne sorella di Domenico, morto nell’agosto 2015 a causa delle ferite riportate il 5 marzo dello stesso anno, a causa dell’esplosione di una bomba nella sala giochi Green di Altamura. “Siete i nostri numero 10” ha detto Lea a inquirenti e investigatori, ricordando il numero ella maglia che il fratello indossava nelle partite di calcio. Quando fu ucciso militava nel Castellaneta ed era conosciuto con il soprannome di Zidane. Lea da dieci anni si è unita all’impegno di Libera contro le mafie e ha fondato un’associazione ad Altamura “Noi siamo Domi onlus”, che instrada gli adolescenti su percorsi di sport e legalità di CHIARA SPAGNOLO

"Le urla della mamma e la fuga dell'uomo": il racconto dei carabinieri sul sequestro sventato a Bari

Video Hanno sentito le urla di una donna e visto un uomo fuggire a bordo di una bicicletta: il brigadiere Gioacchino Veneto e il carabiniere Manuel Medda, nel primo pomeriggio del 2 gennaio, erano in servizio come carabinieri di quartiere a San Pasquale. Sono stati loro ad arrestare il pregiudicato 35enne Giuseppe Lamanuzzi, che ora è in carcere con l’accusa di tentato sequestro di minore. Bloccandolo e facendolo salire nell’auto di servizio lo hanno anche salvato dalle ire dei cittadini, che hanno assistito alla scena in cui ha tentato di portare via una bimba di cinque anni alla mamma 29enne. Né la piccola né la madre sono rimaste ferite ma la signora, a distanza di giorni, è ancora sotto shock - di CHIARA SPAGNOLO

Droga dall'Albania all'Italia: in Puglia la base per il traffico da un milione di euro al mese

Video Un volume d'affari di oltre un milione di euro al mese per la presunta associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti sgominata oggi dai carabinieri di Bari e Barletta. Sono 8 le persone (4 italiane e 4 albanesi), fra i 34 e i 49 anni, arrestate in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare. Secondo l'accusa, l'associazione si sarebbe rifornita di grandi quantità di cocaina e marijuana da Albania, Spagna e paesi del nord Europa, e la droga sarebbe poi stata trasportata in Puglia per essere distribuita sia nella regione che in altre aree, tra cui il quartiere Scampia di Napoli, grazie all'aiuto di complici di organizzazioni locali. Altri sei indagati erano già stati arrestati in precedenza. Dalle indagini della Dda di Bari è emerso che il "fulcro operativo" dell'organizzazione era in Albania, dove venivano coordinate le operazioni. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati oltre 15 chili di cocaina, due di marijuana e armi (tra cui tre pistole) e munizioni di vario calibro, oltre a 15mila euro in contanti ritenuti provento dello spaccio - di Chiara Spagnolo