Alessandro Barbero all'Auditorium di Mortara elogia gli archivi
Foto Tante signore, pensionati, un po’ di giovani. Sono accalcati quasi in cinquecento all’Auditorium di Mortara per seguire (alle 17) il Divo - la maiuscola è doverosa- della divulgazione storica italiana, il 65enne docente torinese, Alessandro Barbero. Il professore è di casa a Mortara, lo ricorda la libraia Laura Fedigatti (Le mille e una pagina), con la quale dialoga in modo appassionato sul libro “Romanzo russo”, che la casa editrice Sellerio ha riportato in libreria 27 anni dopo la prima edizione (per Mondadori). «Alessandro ci onora sempre della sua presenza». La forza dello storico piemontese è di riuscire ad ammaliare il suo pubblico con racconti appassionati, trasporto emotivo, ma anche piccoli gesti, come quello di abbassare il pugno chiuso dall’alto verso il basso. Arriva a descrivere gli archivi dell’ex Unione sovietica (ma un po’ tutti gli archivi) come luoghi meravigliosi: «In genere quando uno dice archivi suscita qualcosa di polveroso. Ed è vero che è polveroso, ma sono tra i luoghi più eccitanti del mondo. In un archivio parli con i morti – sottolinea – ritrovi le loro voci. Invidiavo tantissimo i miei colleghi storici della Russia quando si dissolse l’Unione Sovietica anche perché gli agenti del Kgb avevano conservato tutto. Quello a favore del regime, ma anche le intercettazioni, le cose orribili che hanno fatto». Parla per un’ora e mezza davanti a un pubblico adorante, del Romanzo russo, ma risponde anche a diverse domande. Su storia e memoria, ma non si sottrae a raccontare il presente. «Di una cosa sono certo – sottolinea – è vero che viviamo in un presente angoscioso, ma non ho mai trovato nessuna epoca nella quale chi la viveva pensava fosse bella». Foto Sacchiero, articolo completo di Carlo Ercole Gariboldi su Provincia pavese