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Alla fine Giorgia Meloni ha deciso: l'incontro con le opposizioni per confrontarsi sul tema del salario minimo prima della pausa estiva ci sarà. Il governo ha convocato per venerdì 11 agosto a Palazzo Chigi i leader dei partiti di minoranza per «ascoltare le proposte da loro articolate sul salario minimo, in spirito di costruttivo rapporto istituzionale». A dirlo è Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, confermando così quanto già anticipato nei giorni scorsi da Carlo Calenda, che su Twitter ha ringraziato il governo per aver accolto il suo appello «per l'apertura di un tavolo di confronto sul salario minimo». Ma mentre il leader di Azione esulta, dagli altri campi gli entusiasmi sembrano più tiepidi. I commenti Il capo del Movimento Cinque Stelle, primo firmatario della proposta di legge sul salario minimo, fa sapere che parteciperà al confronto pur constatando come «questa convocazione ad agosto sia una corsa ai ripari tutta mediatica di Giorgia Meloni, dopo aver preso atto che sul salario minimo legale è rimasto solo il governo a opporsi, mentre la stragrande maggioranza dei cittadini è a favore». Dello stesso avviso la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein che si dice disponibile al confronto «a patto che non sia una sceneggiata agostana» o, peggio, «uno specchietto per le allodole come la stessa Giorgia Meloni un pò di tempo fa ha definito la nostra proposta di salario minimo». La Schlein, insomma, rifiuta l'impostazione di «mero ascolto» su cui il governo si sarebbe posizionato e, anzi, detta le sue condizioni: «noi siamo pronti al confronto sul merito e difenderemo la nostra proposta» ma «speriamo che abbiano delle novità», delle risposte concrete. Fredda è anche l'accoglienza che emerge da +Europa sull'invito a Palazzo, con Riccardo Magi che non dimentica «i toni definitivi e contundenti utilizzati fino a pochi giorni fa» dal governo, mentre per Angelo Bonelli, di Avs, non si può non «non rilevare che per mesi la maggioranza ha rifiutato qualsiasi tipo di confronto». Intanto, per prepararsi a venerdì, Conte, Schlein, Calenda, Fratoianni, Bonelli e Magi si sono riuniti nel pomeriggio in una call online, che ha confermato la linea comune e la ferma volontà di sostenere insieme l'ipotesi di un salario minimo di 9 euro l'ora.Renzi assenteUnità delle opposizioni che registra però l'attesa assenza di Italia Viva, decisa a non partecipare nemmeno all'incontro con Meloni in quanto non «firmataria della proposta». «Iv ha già presentato i propri emendamenti alla proposta di legge Conte e li discuterà in Aula» scandiscono i renziani precisando che «la decisione è stata comunicata personalmente dal senatore Renzi a Palazzo Chigi». E amen se promotore dell'appuntamento di venerdì sia stato Carlo Calenda, l'altra gamba di un Terzo Polo sempre più diviso. Ma anche dentro Italia viva non tutti sembrano allinearsi alla linea del leader: se Renzi declina l'invito a Palazzo, Elena Bonetti sui social esulta invece per la notizia dell'incontro col governo, dichiarando come «sulle questioni fondamentali che riguardano la vita del Paese bisogna avere il coraggio di mettersi ad un tavolo anche con chi la pensa diversamente da noi e provare a trovare una sintesi che unisca, non divida». --