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Camminare per sentieri e prati e sentire, in lontananza, lo scampanìo delle vacche al pascolo.Questa immagine, così classica sulle Alpi, si può ritrovare in questa stagione anche sull'Appennino Pavese grazie ad alcune aziende zootecniche che tutt'oggi, sfidando la burocrazia, la presenza di predatori e l'avanzare del bosco, non rinunciano a portare i propri animali al fresco nei mesi estivi. Di norma, dall'avvento delle macchine, la transumanza si fa con trattore e trailer, ma quest'anno, complice una strada franata, c'è chi ha deciso di tornare a farla a piedi, come si faceva cent'anni fa. È il caso dell'azienda agricola "Il Biancospino" di Francesco Volpini a Santa Margherita Staffora (per la precisione alla frazione Casanova Sinistra), fondata nei primi anni Settanta e distribuita su circa 140 ettari che vanno dai seminativi e i prati del fondo valle, ai pascoli e ai boschi sulle vette montane.razze diverseL'azienda alleva bovini da carne, prevalentemente di razza Limousine, Piemontese e Varzese, secondo la metodologia definita linea vacca-vitello. La mandria si compone di circa settanta capi fra toro, vacche nutrici e vitelli e viene allevata in stato semi-brado: durante i mesi freddi dispone di un'ampia stalla in fondo valle adiacente al greto del fiume Staffora dove sono presenti ricoveri coperti, uno spazioso recinto di sgambamento e le corsie di alimentazione libera con fieno a volontà. In primavera, con l'inizio della stagione del pascolo, i bovini (fatta eccezione per il toro e le vacche prossime al parto, che rimangono al sicuro nella stalla) vengono condotti prima ai prati di media collina, e poi, quando le temperature salgono ancora, più in altro, ai pascoli di Negruzzo. in marcia«Solitamente - racconta Francesco Volpini - carichiamo le vacche a due a due sulla biga trainata dal trattore, ma quest'anno, complice anche la strada interrotta per una frana tra Negruzzo e Pian del Poggio, si è deciso di rispolverare l'usanza di portarle a piedi attraverso i boschi. Venerdì scorso, approfittando di una giornata fresca, ci siamo messi in marcia (io, insieme a mio padre Giuseppe e la mia compagna Anna) alle sei del mattino partendo dal pascolo del Borgallo, in frazione Cignolo di Santa Margherita di Staffora. Dopo averle radunate grazie al richiamo che loro ben conoscono abbiamo aperto il cancello e ci siamo incamminati tutti sul primo sentiero che ci avrebbe portati al Bocco: Giuseppe davanti sul pickup, io e Anna dietro a chiudere la fila e a cercare di mantenere il gruppo compatto». Superato il Bocco, la strada continua nella spettacolare faggeta. Quando il pick up ha dovuto abbandonare il gruppo la Vecchia Grigia, veterana del pascolo, ha preso le redini della mandria e ci ha condotti tutti alla beverata che si trova sopra Cegni. Nel primo pomeriggio di nuovo in marcia: «La mandria ha proseguito in mezzo al bosco fino a raggiungere i Brughi, per poi riprendere la salita verso il pascolo. Dopo altre tre ore di camminata, finalmente, abbiamo raggiunto il pascolo di Negruzzo». Una giornata di cammino, venti chilometri percorsi, quaranta capi e un dislivello di settecento metri (il pascolo del Borgallo è circa a 650 metri, il pascolo di Negruzzo va da 1300 a 1500) sono i numeri che raccontano la piccola impresa compiuta dal team del "Biancospino". Ora gli animali si godranno il pascolo fino circa a metà ottobre, quando torneranno in stalla a ricongiungersi con il resto della mandria. --serena simula