Senza Titolo

La salute di Silvio Berlusconi costituisce una questione in tutto e per tutto "biopolitica" che coinvolge (o, per meglio dire, sconvolge) gli equilibri della coalizione di destracentro e alcune partite che decideranno gli assetti futuri della politica interna e non solo.Berlusconi, come noto, si pensa alla stregua di un highlander dell'esistenza e della politica (e tale, per certi versi, è). Ha infatti segnato - in modo sovente controverso - molte stagioni della vita pubblica, e anche se la parabola di Forza Italia risulta in calo incessante da tempo, il suo peso simbolico e politico rimane significativo. E di simbolismi anche in senso lato e più generale si può parlare a ragion veduta proprio al cospetto della malattia contro cui sta combattendo il politico-imprenditore. Secondo la teoria dei «due corpi del re» dello storico tedesco-americano Ernst Kantorowicz, la teologia politica medievale scorgeva nella figura corporea del monarca un dualismo. Quello tra un corpo "naturale", soggetto al tempo, che deperiva fino alla morte, e uno "mistico" - in cui risiedeva il potere da tramandare - che si rivelava svincolato dalle leggi della natura. Nel corso degli scorsi anni diversi commentatori hanno adattato questa interpretazione, rinnovata alla luce della biopolitica, proprio a Berlusconi, al cui riguardo si potrebbe perfino parlare di tre corpi, dovendo considerare pure quello "mediale", intorno al quale personalizzazione e mediatizzazione hanno trovato una delle principali manifestazioni in seno alla politica nazionale (insieme a una forma incipiente di disintermediazione). La metafora appare decisamente di attualità perché in Forza Italia - il primo partito personale nella storia del sistema politico italiano - tutto ruota attorno al suo capo, e dunque anche alle sue facoltà fisiche e al suo corpo. Fi viene da un recente ribaltone che ha provocato quella che si potrebbe chiamare la «de-ronzullizzazione» del partito. Un passaggio volto al riallineamento - come da volontà innanzitutto della famiglia preoccupata per le sorti dell'impero aziendale - alle posizioni della presidente del Consiglio, riducendo al silenzio o quasi le voci che negli scorsi mesi si erano segnalate come una specie di opposizione interna.E questo orientamento non muterà di certo, ma l'inquietudine di Giorgia Meloni risulta rivolta all'ipotesi (che non è più "fantascienza") di un'alleanza tra il suo gruppo dei Conservatori europei e il Ppe. Un'eventualità in grado di produrre un altro ribaltone, questa volta su scala Ue, in occasione delle elezioni continentali dell'anno prossimo, con la possibile rottura del patto tra i popolari e i socialisti. Uno schema - a cui la premier lavora col ministro degli Esteri, Antonio Tajani - che, però, richiede la "garanzia" di Berlusconi e una presenza non troppo ridotta nei numeri di Forza Italia, dalla quale potrebbero infatti derivare anche alcuni fastidi alla stabilità del governo. Sullo sfondo di una successione sempre rinviata ed estremamente problematica, perché il partito-azienda, mediale e neopatrimoniale rimane una creatura in tutto e per tutto del suo fondatore. Con Tajani mai investito formalmente e la figlia Marina intenzionata a stare ben lontana dalla politica, mentre Matteo Salvini guarda con attenzione alla minoranza interna dei berlusconiani che "non vogliono morire fratelli d'Italia" e, al contempo, si riduce al lumicino la capacità attrattiva nei loro confronti di un terzo polo avviluppato nelle spire delle polemiche intestine.massimiliano panarari