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Il casoMarco BresolinINVIATO A BRUXELLESDopo il processo pubblico in Aula, è arrivata anche la sentenza: il Parlamento europeo «condanna le istruzioni impartite dal governo italiano al Comune di Milano di non registrare più i figli di coppie omogenitoriali» e lo invita a «revocare immediatamente la sua decisione».Il testo, inserito nel rapporto annuale sullo Stato di diritto, è estremamente duro. Anche perché il Parlamento «esprime preoccupazione per il fatto che tale decisione (il divieto di registrare i figli delle coppie omogenitoriali, ndr) si iscrive in un più ampio attacco contro la comunità Lgbtqi+ in Italia». Anche se la risoluzione non è giuridicamente vincolante, il valore politico dell'atto è estremamente forte perché rappresenta un dito nell'occhio per il governo Meloni e per la maggioranza che lo sostiene. Gli eurodeputati hanno dato il via libera con una votazione per alzata di mano che ha visto formarsi una maggioranza sufficientemente ampia per approvare l'emendamento presentato dal gruppo dei liberali di Renew Europe.A favore del testo si sono schierati i gruppi seduti nel centro-sinistra dell'Aula: liberali, socialisti-democratici, verdi e sinistra. Ma senza il sostegno di una nutrita pattuglia del Ppe non sarebbe stato possibile raggiungere l'ampia maggioranza che ha permesso l'approvazione. A voltare le spalle agli alleati di Forza Italia - la cui delegazione si è ovviamente schierata per il "no" - sono stati diversi deputati popolari del Nord Europa, ma anche i portoghesi. Mentre invece la delegazione tedesca della Cdu, che è anche la più numerosa, ha lasciato libertà di voto ai suoi (visto che si trattava di una votazione per alzata di mano, i voti dei singoli non sono stati registrati).«Siamo nel 2023 e non dovremmo nemmeno discutere di questi temi» spiega la liberale olandese Sophia in 't Veld, firmataria dell'emendamento che mette all'angolo il governo italiano. «Noi vogliamo proteggere i bambini - prosegue - che invece sono barbaramente privati dei loro diritti solo perché c'è chi vuole combattere un certo orientamento sessuale. Ma ci sono delle sentenze delle Corti che hanno sancito questo principio». Secondo l'olandese la giustificazione del centrodestra italiano, per il quale le registrazioni incentiverebbero la pratica dell'utero in affitto, «è la peggior scusa che io abbia mai sentito. La soluzione sarebbe introdurre il matrimonio egualitario: non mi pare che nei Paesi in cui è stato fatto ci sia stata un'impennata di uteri in affitto...». L'eurodeputata - sempre in prima fila nella difesa dei diritti e "nemica numero uno" di Viktor Orban - è certamente preoccupata per gli sviluppi in Italia, ma riconosce una serie di differenze tra il premier ungherese e la premier italiana. «Su molti temi - spiega - Meloni è diversa da Orban, non utilizza la stessa retorica anti-Ue. E anche sull'Ucraina e la Russia ha una posizione nettamente diversa. Ma l'atteggiamento su altri temi è invece preoccupante: penso ai diritti, agli attacchi alla stampa e ai migranti. Oppure ai recenti provvedimenti sulla carne coltivata in laboratorio. Sono tutte battaglie di retroguardia». Per Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d'Italia all'Eurocamera, la votazione di ieri rappresenta invece «una sagra dell'ipocrisia che ha raggiunto l'apice quando tutte le sinistre si sono alzate in blocco per impedire il voto di un nostro emendamento che condannava la pratica barbara dell'utero in affitto». Mentre Susanna Ceccardi (Lega) accusa «quella sinistra che oggi sale in cattedra, ma che ha governato per anni in Italia e non è riuscita a regolamentare la materia a causa delle sue divisioni interne». Soddisfatto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che mercoledì era proprio al Parlamento europeo per portare all'attenzione dell'Ue la questione. «Io e tanti altri sindaci non ci arrendiamo alla protervia di chi nega persino un incontro su un tema delicato con cui abbiamo a che fare nelle nostre città», ha detto riferendosi alla ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, che ha rifiutato il confronto con i primi cittadini. «Educata e collaborativa» ha ironizzato Sala. --© RIPRODUZIONE RISERVATA