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Il casoPaolo Baroni / ROMADal Consiglio di Stato arriva un altro altolà al governo sui balneari. «Uno schiaffo», «una sonora legnata» la definiscono dall'opposizione, mentre da palazzo Chigi minimizzano e parlano di «sentenza attesa». Fatto sta che una partita già molto ingarbugliata si complica ulteriormente ed obbliga l'esecutivo a decidere cosa fare. Secondo la suprema magistratura amministrativa, che con una sentenza depositata giovedì è tornata sull'argomento, le norme che hanno disposto la proroga automatica delle concessioni balneari al 2024/2025 infatti sono in contrasto con l'articolo 12 della direttiva europea e dunque non devono essere applicate. Come se non fosse bastato il richiamo del Capo dello stato, che controfirmando con riserva il decreto Milleproroghe il 24 febbraio aveva chiesto formalmente a governo e Parlamento di correggere una norma palesemente in contrasto col diritto europeo e le decisioni dei giudici, il Consiglio di Stato insomma ribadisce la sua posizione, dopo che già nel 2021 aveva stabilito che oltre il 2023 non era possibile andare e che quindi le concessioni balneari andavano messe a gara per rispettare il dettato della direttiva Bolkestein. Accogliendo il ricorso contro la decisione del Comune di Manduria di prorogare sino al 2033 le concessioni demaniali marittime il Consiglio di Stato ha confermato che la nuova proroga contenuta nel Milleproroghe «si pone in frontale contrasto» con la direttiva europea «e va conseguentemente disapplicata da qualunque organo dello Stato». Non solo, ma parere dei giudici «ci sono tutti gli elementi necessari per consentire alle amministrazioni di bandire gare per il rilascio delle concessioni demaniali». Dopo il richiamo di Mattarella, e l'annuncio di Bruxelles che a fine febbraio a sua volta ha confermato di voler proseguire con la procedura di infrazione, il governo non si è mosso, tant'è che il tavolo interministeriale che era stato annunciato nei giorni scorsi non è ancora stato convocato. Il tempo però stringe, perché il 20 aprile è attesa la pronuncia della Corte europea di giustizia che dovrebbe chiudere ogni spazio di manovra. L'esecutivo sta valutando il da farsi e ragionando su varie opzioni. La prima prevede di inserire il capitolo delle concessioni all'interno della legge di delegazione europea che serve a recepire le varie direttive comunitarie. Un altro strumento potrebbe essere quello di un decreto infrazioni che arriverà in Consiglio dei ministri a metà marzo. Meno probabile un decreto ad hoc come pure era stato ipotizzato. Per ora resta la proroga a luglio della delega al governo per realizzare la mappatura delle concessioni esistenti. L'esecutivo, però, dopo il nuovo stop a quanto si è appreso adesso punterebbe ad agire in tempi brevi. La spinta delle forze politiche che hanno spinto per rinviare tutto a dopo il 2024 è quella però di avviare al più presto la mappatura e solo dopo intervenire sulla materia: ieri lo hanno chiesto sia Maurizio Gasparri di Forza Italia, sia il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio (Lega). «La sentenza del Consiglio di Stato non ci sorprende - ha dichiarato quest'ultimo -. I giudici già nel 2021 avevano preannunciato che qualsiasi proroga successiva alle concessioni sarebbe stata considerata da loro priva di efficacia. Noi però rivendichiamo la norma introdotta nel Milleproroghe e il diritto del Parlamento a legiferare. A maggior ragione dopo questo pronunciamento, invitiamo il governo ad accelerare sulla mappatura delle coste». Mentre Gasparri attacca via twitter il Consiglio di Stato («errare è umano, perseverare è diabolico #giulemanidaibalneari»), l'opposizione dal Pd ai 5 Stelle, dai Verdi ad Azione invita Meloni «a fare marcia indietro e procedere con le gare». «La nuova sentenza del Consiglio di Stato più che prevedibile era prevista e ovvia» commenta l'avvocato Gianluca Bocchino, responsabile del Dipartimento demanio marittimo dello studio Tonucci & Partners, che in questa partita rappresenta i comuni di Capri, Vieste e Follonica e tanti stabilimenti in giro per l'Italia. «Ora - aggiunge - il governo ha un'unica possibilità: deve accelerare la nuova disciplina e procedere coi bandi di gara. Che dovranno essere strutturati in maniera tale da valorizzare soprattutto la storicità delle concessioni, le ricadute occupazionali e le capacità tecniche dei gestori più che il valore delle offerte economiche». --© RIPRODUZIONE RISERVATA