Senza Titolo
il retroscenaALESSANDRO BARBERA / ROMALa battaglia ingaggiata da un pezzo di centrodestra per fermare la messa a gara delle concessioni balneari si concluderà con l'ennesima retromarcia. Giorgia Meloni non ha alternative: il richiamo scritto di Sergio Mattarella al rispetto delle norme comunitarie è solo l'ultimo e più decisivo atto formale che costringerà il governo ad accettare l'applicazione della direttiva sulla concorrenza. Pur fra mille sfumature lo ammettono sia fonti di Palazzo Chigi, sia i parlamentari che in questi anni hanno difeso le ragioni della categoria. Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia e pasdaran della lobby, lo dice apertamente: «Ci dovremo sedere al tavolo, ma rivendico il diritto di difendere quelle ragioni». Il quando e il come non è ancora deciso, perché il decreto Milleproroghe, ovvero l'emendamento che ha spostato dal 2024 al 2025 l'obbligo delle gare, è stato promulgato. «Ci vorrà una nuova norma di legge, da lunedì discuteremo le modalità», spiega una fonte di Fratelli d'Italia. «La soluzione la troverà Giorgia Meloni», dice Riccardo Zucconi, imprenditore versiliano («ma non ho mai avuto concessioni marittime», precisa) di Fratelli d'Italia e fra coloro che ha assistito impotente al blitz di Lega e Forza Italia che ha costretto il Quirinale alla lettera di richiamo.La faccenda è tecnicamente complicatissima, al punto che ha diviso la categoria stessa in falchi e colombe, fra chi è disposto al compromesso e chi ha fin qui voluto la linea dura. Una cosa è certa: dopo quindici anni di rinvii è difficile immaginare che la soluzione possa essere nell'ennesima proroga. Nella maggioranza circolano molte ipotesi. Zucconi propone di fare salve le concessioni precedenti l'applicazione della direttiva sulla concorrenza (è del 2010), ma si tratta di nove licenze su dieci: improbabile sia valutata compatibile con le regole europee. Gasparri insiste sulla mappatura delle aree, iniziata quest'anno. La tesi è quella secondo la quale le spiagge libere per avviare la concorrenza ci sarebbero, e dunque ciò sarebbe sufficiente al rispetto della Bolkenstein. Ma anche questa strada è fatta apposta per fare salvo lo status quo. Dunque, che fare? L'unica strada plausibile sembra essere quella percorsa dal governo Draghi, e che aveva ispirato la legge delega (in scadenza a fine mese) che ora la maggioranza ha prorogato a fine luglio: introdurre forme di compensazione per i concessionari costretti alla gara. Si tratta in buona sostanza di permettere ai vecchi titolari di licenze - quasi sempre piccoli imprenditori - di partecipare alle gare con un punteggio che tenga conto degli investimenti realizzati, del numero di occupati, o di tenere conto di quanto speso per ottenere la licenza. Nelle prossime ore Meloni affiderà probabilmente la grana a Raffaele Fitto, ministro per gli affari europei e fin qui mediatore riluttante di una partita delicatissima per la quale non esiste nemmeno un dicastero titolare. Per evitare l'accusa di conflitto di interessi, Meloni ha avocato la competenza a Palazzo Chigi senza delegarla a chicchessia. L'unico che di fatto ha voce in capitolo è il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini il quale - senza darne troppa pubblicità - alla fine dell'anno scorso ha emanato un decreto ministeriale che ha aumentato del 25 per cento i canoni degli attuali concessionari, risibili rispetto ai profitti di molti di loro. La sua speranza era che ciò sarebbe bastato a giustificare un'ulteriore proroga, ma così non è stato. Ciò che preoccupa di più Palazzo Chigi è il fascicolo aperto alla Corte di Giustizia del Lussemburgo al quale si sono rivolti i giudici del Tar di Lecce. Una fonte di governo, sotto la garanzia dell'anonimato, spiega bene lo stato dell'arte: «Già oggi, se un qualunque imprenditore ricorre contro un affidamento senza gara, ha ottime probabilità di ottenere ragione dai giudici amministrativi. Entro l'estate arriverà il giudizio della Corte di Giustizia: se, come è probabile, confermerà il principio di concorrenza che ci ostiniamo a negare, per la categoria non ci sarà più alcuna norma in grado di difendere i diritti di chi una concessione l'ha già». --© RIPRODUZIONE RISERVATA