Senza Titolo

C arisma e generosità. Sono le prime parole che vengono in mente a Pietro Vierchowod per ricordare Gianluca Vialli. Il 63enne ex difensore lombardo ha condiviso i successi più belli con Vialli: lo scudetto e la Coppa delle Coppe alla Sampdoria (oltre a tre edizioni della Coppa Italia), la Champions League alla Juventus nella finale dell'Olimpico di Roma con l'Ajax. Ma il primo pensiero del compagno di squadra e dell'amico di una vita va al modo di essere di Vialli fuori dal campo, quell'aspetto che lo rendeva unico, più ancora delle doti da campione sul terreno di gioco. «Non doveva succedere una cosa così», ripete Vierchowod quasi incredulo, con una tristezza infinita. Che cosa rendeva speciale Vialli? «Era una persona a modo. Non ho mai sentito Luca alzare la voce. Era capace di trascinare col suo carisma. Questa sua qualità spiccatissima gli permetteva di non avere mai bisogno di urlare. Dentro e fuori dal campo. Con il suo modo di fare unico riusciva a convincerti a fare le cose. Ed era una persona generosa».Sono le prime doti citate da chiunque l'abbia conosciuto: carisma e generosità.«Era generoso sul campo perché correva e si impegnava tantissimo pur essendo un calciatore di talento che avrebbe potuto anche risparmiarsi di più. Invece gettava ogni energia sul prato. Ed era generoso fuori, come dimostra anche la decisione di mettere in piedi la Fondazione insieme a Massimo Mauro per aiutare la ricerca contro la Sla. Coinvolgeva gli amici e gli ex compagni in questa attività. È difficile immaginare che una persona possa essere meglio di così».Aveva una capacità di essere leader particolare?«Sì, era un leader gentile con una forte capacità persuasiva».Lo capivano anche i tifosi di tutte le squadre dove ha giocato: Cremonese, Sampdoria, Juventus e Chelsea.«Senz'altro, perché era un giocatore che dava sempre il 100%. Non si è mai risparmiato. Per questo le tifoserie lo hanno sempre amato incondizionatamente. Ed è sempre rimasto la persona umile degli inizi alla Sampdoria. Anche quando è passato alla Juventus e al Chelsea non è mai cambiato. Sempre con i piedi per terra, come il ragazzo dei primi tempi blucerchiati».Chissà che duelli in allenamento tra voi due alla Sampdoria e alla Juventus: un marcatore arcigno e un centravanti travolgente.«Sì, ma scherzavamo sempre quando ci fronteggiavamo. Ci prendevamo in giro, sia in blucerchiato che in bianconero. Ed è stato così anche quando ci è capitato di giocare contro in gare ufficiali. Ricordo quando segnò il gol dell'1-0 per la Juventus a Marassi nella mia ultima stagione alla Sampdoria, prima del mio passaggio in bianconero. Era febbraio '95. Luca fece una rete bellissima lasciando sul posto mezza difesa blucerchiata, me compreso. Alla fine abbiamo commentato a suon di battute».Siete rimasti in contatto?«Sì, ci sentivamo sempre sulla chat della Sampdoria Campione d'Italia. I messaggi tra i componenti di quella squadra erano quotidiani. E ci eravamo visti tutti insieme alla fine di novembre a Torino in occasione della presentazione del documentario che racconta quella bellissima stagione conclusa con la nostra vittoria in campionato».Avete condiviso anche il trionfo della Juventus in Champions League nel 1996.«Gli dovrò sempre dire grazie perché la Juventus mi prese quando avevo già 35 anni. E quando mai capitava che una grande squadra prendesse un difensore di 35 anni?».È stato Vialli a convincere il club bianconero per avere una chance in più di sollevare la Coppa Campioni?«Credo proprio di sì. Luca avrà sicuramente messo qualche buona parola parlando con i dirigenti. Lo ringrazierò per sempre». --© RIPRODUZIONE RISERVATA