Senza Titolo

È il decano dei sommelier (degustatore dal 1984), grandissimo esperto di vini e ambasciatore del talento enologico d'Oltrepo in tutto il mondo, qualifica che gli è valsa nel 2010 anche il titolo di cavaliere della Repubblica. La sua passione per l'enogastronomia si è tramutata anche in numerosi libri di successo. All'approssimarsi del classico brindisi di mezzanotte (che lo vedrà sul palco del Fraschini) ci dà alcune indicazioni e valutazioni personali.Il brindisi di mezzanotte... quali sono i vini consigliati da Carlo Aguzzi? «Io sono tradizionalista per natura e quindi, vista la zona, direi di puntare sui vini dell'Oltrepo Pavese. Poi dipende dalla scelta: se il brindisi va ad accompagnare cotechino e lenticchie allora consiglio uno spumante metodo classico o metodo Martinotti a base pinot nero 100%. Se invece si brinda col panettone allora ci vuole uno spumante dolce, un buon moscato sempre della nostra zona. Ma invito tutti a non rinunciare al brindisi: le bollicine per salutare l'anno nuovo non possono mancare e i tappi devono saltare».I vini del nostro Oltrepo... che cosa manca per il definitivo salto di qualità?«L'Oltrepo ha grandi potenzialità. Abbiamo ottimi spumanti classici, il Buttafuoco, il Pinot nero e anche un gran Riesling, anche se poco conosciuto. Senza dimenticare la Bonarda, vino da tutti i giorni ma eccellente. Ci sono tanti buoni produttori ma con numeri piccoli. Per questo è fondamentale consorziarsi, come sta facendo il gruppo Oltrepo Pavese formato da produttori giovani e intraprendenti. Bisogna fare squadra e l'esempio del Buttafuoco storico è lampante. Ed è necessario investire nell'Oltrepo, ma anche modernizzare le tecnologie e rendere belle le cantine, invitando la gente ad entrarvi e conoscerle».Da chi possiamo imparare? «Io queste situazioni le ho trovate in Piemonte, Veneto e Toscana, ma anche in Sicilia e in Puglia. Lì ci sono aziende che davvero coccolano i loro clienti».E fuori dai confini nazionali? «La Francia ovviamente e poco altro. Io ho girato un po' dappertutto, si mangiava bene ma ero io a portare i vini che garantissero il giusto connubio» .Come si potrebbe migliorare? Pavia dovrebbe ospitare più eventi dedicati al vino? «Consiglierei piuttosto di portare fuori dalla provincia i nostri vini... farli conoscere a Cortina e a Portofino... Ma ripeto, consorziarsi per avere i numeri è la carta davvero vincente».Non solo sommelier ed esperto di vini, ma lei è anche scrittore dalla penna vivace. «Mi piace scrivere sul mangiare e sul bere, in pratica sui piaceri della tavola. L'ultimo mio libro è stato volume "Viva V.E.R.D.I., Le Note del Risorgimento a teatro, a tavola ed in battaglia nella Lomellina sabauda". Sta avendo un buon successo, è esaurito ovunque. Ora mi sto dedicando a due ricerche: una sui piatti e i vini delle antiche cascine lombarde e l'altra sulla Battaglia di Pavia, vista raccontando che cosa si gustava all'epoca».Se Aguzzi avesse la bacchetta magica per migliorare Pavia che farebbe? «Senza dubbio farei qualcosa per migliorare e promuovere la ricettività. Oggi i turisti visitano la nostra provincia in una sorta di "mordi e fuggi" per tornare a casa in giornata: una tappa per le chiese di Pavia, poi due fette di salame e tutto finisce lì. Ma la nostra provincia merita molto di più, sarebbe interessante organizzare dei tour completi».E allora provi a indossare i panni della guida turistica. Quale sarebbe un tour ideale per la nostra provincia? «La città di Pavia, con il Castello, le sue chiese e la vita in centro storico. A me piace molto vedere la gente tra la gente, seduta ai tavolini del bar e ai ristoranti. Poi in Oltrepo non mancherebbe la tappa a Stradella per il museo della fisarmonica e in qualche agriturismo, per poi dirigersi a Varzi e nella Valle Staffora per salami e vini buoni. Infine la Lomellina con il suo salame d'oca e con l'arte e la cultura».E ci si dimentica anche della piccola navigazione...«Sarebbe molto bello tornare a vivere le zone del Naviglio e rivedere le splendide aree verdi sulle sponde del Ticino, che invece oggi sono meta quasi esclusiva di grigliate private. Io penso che Pavia potrebbe vivere quasi esclusivamente di turismo».Il mercato vitivinicolo è stato danneggiato dal Covid? «Inizialmente sì, perché la gente non usciva di casa e quindi consumava meno vino. Anche stando tra le pareti domestiche, peraltro, non c'era forse neppure la voglia di gustarsi un bicchiere. Ora lentamente vedo una certa ripresa».Che dice dei vini che si trovano sugli scaffali dei supermercati e che costano un euro alla bottiglia? «Bisogna vedere. Se si tratta di un'offerta vantaggiosa pensata temporaneamente per far conoscere il prodotto allora può anche essere un vino buono. Altrimenti potrà anche trattarsi di un prodotto sano sotto il profilo organolettico ma certamente non di qualità. A quel prezzo non si copre neppure il costo di bottiglia, tappo ed etichetta».E' sempre vero che il "vino fa sangue"? «I motti dei nonni non vanno mai in pensione... certo che è vero. Un rosso ricco di sostanza fa bene al cuore, aiuta la digestione e in generale è salutare. L'importante, come dico sempre, è bere con giudizio».Che tipo di bevitore è Carlo Aguzzi?«Sono un consumatore moderato, che ha questo motto: meglio un bicchiere in meno ma buono. Ho lavorato moltissimo con gli spumanti, ma ora la mia "terza età" mi porta ad amare particolarmente i rossi fermi. Anche se un buon spumantino è sempre gradito».Un vino particolare a cui non rinuncia... «Io sono molto amante del Buttafuoco chinato, stupendo a fine pasto come digestivo. Ecco, diciamo che alla fine del pasto non manca mai un dolcetto e insieme mi concedo un bel bicchierino di questo vino fantastico, dolce e un po' speziato».--Daniela Scherrer