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il retroscenaGianluca Oddenino / TORINO«La Juve viene prima di tutti». Andrea Agnelli si congeda dal club bianconero usando le stesse parole utilizzate per salutare Cristiano Ronaldo nell'estate 2021 e la sensazione va oltre la chiusura del cerchio. Perché questa è la fine di un'era per lui e per la Juventus, dove l'apice della gloria reciproca (l'acquisto di CR7 dal Real Madrid per vincere l'agognata Champions) ha segnato l'inizio della fine di un progetto capace di conquistare 19 trofei in Italia e di bruciare più di 600 milioni di euro in pochi anni. L'ormai ex presidente bianconero non ammetterà mai gli errori compiuti e anche nell'ultimo atto, l'approvazione di un bilancio rinviato per due volte e chiuso con 238 milioni di passivo, ha ribadito la propria visione e correttezza. «Sono fermamente convinto che il club abbia operato bene in questi anni e che i rilievi che sono stati sollevati nei nostri confronti non sono giustificati», ha spiegato Andrea Agnelli aprendo l'assemblea degli azionisti convocata ieri mattina allo Stadium. L'inchiesta Prisma della Procura di Torino, i rilievi della Consob sui conti, le indagini della Procura federale e il procedimento dell'Uefa hanno affondato la sua Juve, portando alle dimissioni dell'intero Consiglio di amministrazione lo scorso 28 novembre. «È evidente che la decisione di rimettere la carica di presidente della Juventus non è stata una decisione facile per me - ha aggiunto -, che oltre ad aver sempre amato i colori di questo club, mi sono in tutti questi anni impegnato al massimo delle mie possibilità per raggiungere i risultati che abbiamo ottenuto, sia sul campo che fuori dal campo. Sono stati anni straordinari, nei quali ho avuto l'onore di presiedere questa società; tuttavia, è stata una decisione che ho assunto in modo del tutto convinto e in piena serenità. La società è oggi chiamata a difendere la propria posizione nel contesto di alcune iniziative assunte nei suoi confronti e su cui non mi dilungo, perché sono note a tutti».Finisce così una presidenza nata ufficialmente il 19 maggio 2010, quando prese il posto di Jean-Claude Blanc che per ironia della sorte proprio ieri ha lasciato il Paris Saint-Germain dopo 12 anni per andare nel gruppo Ineos. Sono stati 4.605 giorni intensi per Andrea Agnelli, che il 18 gennaio 2023 lascerà spazio a Gianluca Ferrero nell'assemblea degli azionisti chiamata a nominare un Cda "tecnico" con commercialisti, manager e avvocati per far uscire la Juve dalla tempesta. «Fin d'ora vorrei fare il mio più grande in bocca al lupo al presidente designato Gianluca Ferrero e all'ad designato Maurizio Scanavino», ha detto Agnelli dal palco dove lo affiancava l'ormai ex ad Maurizio Arrivabene, mentre il vicepresidente Pavel Nedved era in platea. In prima fila c'era anche il dg Scanavino, che da un mese sta lavorando a questo passaggio di consegne.I piccoli azionisti hanno miscelato applausi e critiche in questo passo d'addio, dove a sorpresa è intervenuto anche Luciano Moggi. «Sono consapevole che quando tutto va bene sono grandi applausi - ha sottolineato Andrea Agnelli -, mentre quando le cose non vanno bene la gente gira velocemente le spalle». Ora il percorso è stato tracciato e inizierà un nuovo corso. «La società dovrà continuare nel percorso avviato per tutelare gli interessi del club e per dimostrare in ogni sede le sue buone e legittime ragioni - ha specificato l'ex presidente -: per questa ragione, con lo stesso spirito di servizio e di attaccamento a questa nostra società che hanno animato la mia presidenza, ho ritenuto adesso opportuno fare un passo indietro. Per evitare che si potesse anche solo pensare che le scelte o le azioni che dovranno essere assunte da qui in avanti fossero anche solo in parte condizionate dal mio personale coinvolgimento in alcune delle vicende che la società si trova a dover affrontare. La Juventus viene prima di tutto e di tutti». --© RIPRODUZIONE RISERVATA