Senza Titolo
il personaggioTORINOLa verità in fondo (all'assemblea). «È stata una giornata atipica», ammette Andrea Agnelli chiudendo i lavori alle 14.25 dopo oltre quattro ore passate a discutere i cinque punti all'ordine del giorno, ma nelle sue orecchie e in quelle di tutti gli azionisti presenti allo Stadium risuonavano ancora le parole pronunciate da Luciano Moggi in cinque diversi interventi. È stato un autentico colpo di teatro quello dell'ex direttore generale, ai limiti della sceneggiata per come ha riaperto il caso Calciopoli a modo suo. Moggi è un ospite fisso alle partite della Juventus, ma non aveva mai preso la parola nell'assemblea degli azionisti dopo aver dato le dimissioni dal club nell'estate 2006 e dopo essere stato radiato dal calcio italiano. «Sono qui per capire, per ringraziare Andrea Agnelli e per dire che lotto ancora contro Calcipoli», ha detto l'ex manager 85enne senza nascondere la commozione e la sorpresa dopo essere stato accolto dagli applausi dei piccoli azionisti presenti in sala. Un cortocircuito emozionale senza precedenti, mentre Moggi sfoderava una chiavetta Usb - chiusa in una confezione natalizia - da regalare ad Agnelli: «Qui c'è tutta Calciopoli e sentirai Carraro dire che Lazio e Fiorentina non possono retrocedere, non aiutate la Juventus. C'è Meani che parla... Se è vero che è stato riaperto il caso plusvalenze perché pensano di aver trovato cose nuove, è altrettanto vero che dovrebbe essere riaperta Calciopoli: è una ferita che non si rimargina, né per noi né per la Juve. Sono sei anni che lavoro su questa cosa, qui c'è tutto». Moggi ha comprato delle azioni societarie per poter parlare in assemblea e solo i 5 minuti previsti dal regolamento per gli interventi, più altri due minuti di repliche, riescono a contenerlo. L'ex direttore è un fiume in piena: si toglie sassolini, attacca tutti e difende solo Andrea Agnelli. «Nove scudetti non si vincono con facilità e la leggenda che la Juve vince perché ruba, è assurda. La Juventus ha vinto sempre sul campo - si infervora Moggi -, anzi forse hanno rubato qualcosa a noi: come a Perugia col diluvio del Curi, pure l'anno dopo cambiando le regole in corsa per la Roma facendo giocare Nakata. Guardate chi c'è in panchina a fare il team manager della Nazionale, quello che ha contraffatto il passaporto di Recoba! Io sono abituato a vivere e non a sopravvivere: noi siamo stati ritenuti colpevoli per cose che hanno fatto altri». Il dente è avvelenato. «Vi rendete conto che noi nel 2006 non siamo stati difesi? E ricordatevi sempre le parole del presidente Gianni Petrucci: "Le squadre che vincono troppo fanno un danno al loro sport". Per questo ci fu Calciopoli».Se lo show di Moggi era un modo per chiudere i conti con il passato, l'intento rischia di trasformarsi in autogol per un club che deve difendersi in sede penale e sportiva dalle accuse di falso in bilancio tra plusvalenze sospette e "manovre stipendi". Il passato è ingombrante e divisivo, considerando come in un attimo il dibattito si sia animato sui social dopo le parole dell'ex direttore generale bianconero («Adesso abbiamo qualcosa che ha difeso a denti stretti Andrea Agnelli, non lamentiamoci e cerchiamo di essere uniti»), ma Moggi si dedica anche al futuro della Juve. «Leggo di alcuni ex giocatori che possono entrare nel club - sorride -: le figurine in questo momento non devono interessare alla Juventus, che deve concentrarsi nella ricostruzione della squadra e concentrarsi su quello che era un tempo. Come si può disconoscere che abbia vinto 9 campionati di seguito? Siccome ci sono dei cicli, ora si è aperto quello nuovo. Bisogna proporre giocatori giovani che possano aprire dei cicli». C'è anche una stoccata per l'ad Arrivabene («Non sono d'accordo con lui perché non vanno presi gli attaccanti, ma i centrocampisti per dare i palloni agli attaccanti») e un consiglio: «Per fare il dirigente di una società di calcio bisogna saper vendere, comprare e scovare giocatori. Non si può dare colpe ad Andrea, ha fatto quello che doveva». -- G. ODD. © RIPRODUZIONE RISERVATA