"Bones and all" da domani in sala con la star Timothée Chalamet

A cinque anni di distanza da "Chiamami col tuo nome", una pellicola diventata cult in tutto il mondo, il regista italiano Luca Guadagnino ha ritrovato la nuova stella di Hollywood Timothée Chalamet in "Bones and all", il film che domani arriva al Cinema Politeama di Pavia (dove stasera alle 21 sarà invece proiettato in lingua originale sottotitolata "Boiling point - Il disastro è servito", thriller ambientato tra i tavoli di un ristorante, è il secondo film dell'attore divenuto regista Philip Barantini), al Movieplanet di Parona e al The Space di Montebello.L'attore statunitense lanciato cinque anni fa da Guadagnino sarà al centro della pellicola -tratta dall'omonimo romanzo di Camille DeAngelis (edito in Italia con il titolo "Fino all'osso" da Panini Books, vincitore di un Alex Award nel 2016) e presentata in Concorso alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia aggiudicandosi il Leone d'Argento come Miglior Regia- che parla del primo amore sbocciato tra il malinconico vagabondo Lee (Chalamet) e Maren (Taylor Russell, che grazie a questa prova alla mostra veneziana ha vinto il "Premio Marcello Mastroianni" come miglior attrice esordiente), una ragazza che sta imparando a sopravvivere ai margini della società. I due si incontrano e intraprendono un'odissea lunga mille miglia che li porta attraverso l'America di Ronald Reagan. Tutte le strade riconducono al loro terrificante passato: riuscirà il loro legame a sopravvivere alla loro alterità?Girato a Cincinnati, in Ohio, "Bones and all" è un film, come dichiarato da Luca Guadagnino, «Il cui DNA è tanto statunitense quanto italiano e sarà emozionante vedere come il pubblico si rifletterà in questa storia di assoluti e (im)possibilità». Il regista ha spiegato che "C'e qualcosa nei diseredati, in coloro che vivono ai margini della società che mi attira e commuove, amo questi personaggi, il cuore del film batte teneramente e affettuosamente nei loro confronti, mi interessano i loro viaggi emotivi, voglio vedere dove si aprono le possibilità per loro, intrappolati come sono nelle impossibilita che devono fronteggiare. Vedo questo film come una meditazione su chi siamo e come possiamo superare quello che sentiamo, soprattutto se si tratta di qualcosa che non riusciamo a controllare». --Giacomo Aricò