La data "mobile" del nuovo inizio
Nemmeno la data delle primarie è certa. E mai si era visto il momento del "nuovo inizio" - insomma, un po' di solennità: tale dovrebbe essere in questa temperie l'elezione del nuovo leader della sinistra - sub iudice del Viminale. Già, perché è anche possibile che il 19 febbraio, il giorno scelto, si celebrino le amministrative. E allora toccherà rinviare i gazebo. Se invece il ministro dell'Interno fisserà le regionali in Lombardia, Lazio e Molise la settimana successiva o quella precedete ai gazebo? Chissà. Evidente il cortocircuito: ammesso che i nostri eroi riescano a combattere contro la destra mentre saltellano nei salotti tv per contendersi tra di loro la guida del Pd, che forza può avere un segretario, se, appena eletto, la domenica dopo si ritrova a gestire una rovinosa sconfitta? O che viene eletto dopo la rovinosa sconfitta? Come la donna del duca di Mantova, la data è "mobile", figlia mica di un ragionamento politico, che avrebbe suggerito di celebrare il congresso o prima, per arrivare pronti alle amministrative oppure dopo, per mettere assieme i cocci. Ma di una mediazione solo burocratica "a metà strada" tra chi lo voleva prima o dopo. Va bene, Bonaccini si è candidato. E poi forse c'è Elly Schlein ("sono una donna, amo una donna") terminale di un'operazione, cinicamente democristiana e scientificamente gattopardesca, che consente ai soliti capetti di dire che è cambiato tutto, senza cambiare nulla: lei la faccia, loro il potere. Ed è possibile anche che si candidi Gianni Cuperlo, perché un pezzo di sinistra non vuole stare al gioco democristiano.E tuttavia questa giostra "muta d'accento e di pensiero", eternamente uguale a se stessa, correntizia, autoassolutoria sulla catastrofe, autoreferenziale nel linguaggio, con annessa retorica su "ripartenza" e "rigenerazione", che non contempla autocritiche, proposte di rottura o semplicemente proposte (migranti, guerra, crisi) è un dramma non solo per il Pd ma per la democrazia italiana nel suo complesso. La svolta a destra più radicale della storia d'Italia coincide con il punto di massima debolezza della sinistra, segnata, dopo la sconfitta elettorale, anche dalla perdita del ruolo di guida dell'opposizione a vantaggio della leadership avventuriera di Conte, novello "Fregoli" approdato alla recita social-populista per prendere voti a sinistra.E se l'opposizione è Conte, essa rappresenta l'assicurazione di lunga vita per Giorgia Meloni. Perché non sarà mai maggioranza nel paese e, in fondo, non la vuole diventare essendo la sua mission solo quella di superare il Pd, magari "annettendone" una parte. Lo stesso vale per il Terzo polo, magari "annettendone l'altra", in una spirale di tipo francese. Il Rigoletto congressuale, per ora fuori dalla realtà, rischia di certificare non solo un cupio dissolvi del Pd ma una "democrazia zoppa" - senza alternativa - per un periodo non breve. Un problema serio per tutti. --© RIPRODUZIONE RISERVATA