Sulla nave
il reportageFlavia AmabileINVIATO A CATANIAScendono in fila a piedi nudi, in una domenica sera gelida. Sono le 18, al porto di Catania. Dopo la Humanity 1 sbarcata nella notte, è arrivata anche la Geo Barents e sta riversando sul molo centrale le famiglie con figli malati, i minori non accompagnati, i fragili, quelli che, secondo le nuove regole annunciate dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, sono «in condizioni di vulnerabilità sanitaria».Fra i primi ad apparire sulla passerella c'è Yusuf, 25 anni, scappato dal Togo con la moglie e la figlia di pochi mesi. «C'è la guerra, sono stati arrestati molti giovani innocenti. Abbiamo provato a vivere in Niger, ma anche lì la situazione era difficile. Siamo andati in Libia, dove ho lavorato come muratore. Ero uno schiavo, non mi pagavano. Lì è nata nostra figlia. Ha il labbro leporino, abbiamo provato a farla curare, spendendo molti soldi ma non riuscivano a risolvere il problema. Ha difficoltà a deglutire, va operata. Abbiamo deciso di venire in Italia per farla curare».Yusuf indossa le ciabatte che gli consegnano alla fine della scaletta di ferro della Geo Barents. Sua moglie fa lo stesso. La piccola è in braccio al papà, ha un cappellino di lana viola per ripararla dal freddo. Quando capiscono di avercela fatta, di essere in Italia, Yusuf si batte la mano sul petto più volte: «Al hamdullillah, sia ringraziato Dio. Grazie, grazie». Prendono posto nell'autobus e attendono di essere portati via. Già alcuni ospedali del Nord e del Sud Italia si sono offerti di operare la piccola.Yssuf e la famiglia sono fra le 357 le persone sbarcate dalla Geo Barents. Vanno ad aggiungersi ai 144 che hanno lasciato nella notte la Humanity 1. In totale sono 501 ad aver vinto alla nuova lotteria dell'ingresso in Italia, In 252, invece, da ieri sono costretti a guardare il molo senza potervi mettere piede dopo mesi - e in alcuni casi anni - di viaggio. Sono quelli che Matteo Salvini definisce «carico residuale». Vale a dire un peso, uno scarto.La Humanity 1 è ancorata al molo levante del porto di Catania da domenica notte. In 35 sono ancora a bordo, si affacciano, tendono le mani verso chi va a trovarli, restano però sul ponte senza avvicinarsi all'uscita. La scaletta in ferro è vuota, nessuno di loro può scendere. Sembrano in carcere anche se sono su un'imbarcazione e non hanno commesso alcun crimine. Il comandante Joachim Ebeling appare un istante per respingere la richiesta del governo italiano di andare via. «Non posso, dobbiamo trovare una soluzione qui» perché «sarebbe contro le leggi andare via con i sopravvissuti, come mi ha spiegato il mio legale». L'ong Sos Humanity non solo non andrà via ma farà ricorso al Tar del Lazio e avvierà un procedimento accelerato davanti al tribunale civile di Catania.Nel frattempo il carico residuale resta prigioniero del molo levante. I 35 della Humanity 1 si guardano intorno, arrabbiati. Ali ha la barba brizzolata. «Arrivo dalla Libia - racconta -. Vorrei capire perché hanno fatto sbarcare solo gli altri. E noi?». Non gli importa sapere che gli altri sono stati considerati fragili. «Hanno fatto il viaggio come noi, erano nelle nostre condizioni di salute», spiega. Vicino a lui, un uomo senza due denti fa cenno di sì con la testa.Per i 35 lasciati a bordo il momento più difficile è stato quando nella notte hanno visto che gli altri andavano via. «Le autorità non hanno fatto domande, hanno soltanto deciso che alcuni andavano a sinistra, altri a destra. Alcuni rimanevano, altri andavano», racconta Camilla Kranzusch, portavoce della ong Sos Humanity. «Chi è rimasto ha capito che la sua colpa è di non essere abbastanza malato o abbastanza giovane, anche se alcuni di loro hanno solo pochi mesi in più rispetto a chi è sbarcato e quando sono partiti dai loro Paesi d'origine erano dei ragazzini». Fra gli scartati c'è stato chi ha iniziato a urlare, uno di loro ha avuto una crisi ed è stato portato via in ambulanza. «Non hanno capito la logica perversa della direttiva del governo. E noi non riusciamo a spiegargliela», afferma Antonio Nicita, senatore del Pd, presente nella notte alla discriminazione operata tra i migranti della Humanity 1.È lo «sbarco selettivo» inaugurato dal governo Meloni, una decisione che sta trasformando il porto di Catania in una bomba pronta a esplodere, con oltre centinaia di migranti che non accettano l'idea di essere trattati da carico residuale e altre centinaia che stanno per arrivare. «La situazione è tesa», conferma Riccardo Gatti, responsabile delle operazioni di Medici senza frontiere a bordo della Geo Barents. Lo sbarco selettivo è «un attacco alla democrazia», sostiene monsignor Gian Carlo Perego, presidente della fondazione Migrantes. «C'è il rischio che si torni ai nazionalismi e l'Italia in questo caso corre il rischio di restare sola ad affrontare la situazione». «Il decreto Piantedosi è illegittimo - avverte Peppe Provenzano, vicesegretario del Pd che per tutto il giorno ieri è stato al porto di Catania a sorvegliare gli sbarchi -. Opera una discriminazione arbitraria e quando c'è l'arbitrio nessuno è al sicuro. Non permetteremo che vengano calpestati i diritti delle persone. Il governo Meloni sta screditando l'Italia davanti al mondo intero». Il Pd chiederà al governo di riferire in Parlamento.A Catania sono arrivati anche Aboubakar Soumahoro, deputato della Camera di Verdi e Sinistra italiana, e il deputato Pd Antony Barbagallo. All'interno del fronte progressista assenti, invece, i Cinque Stelle. Nessuno era al porto, nessuno ha pensato che fosse necessario spendere una dichiarazione per difendere la vita di centinaia di migranti. --© RIPRODUZIONE RISERVATA