in
il casoLuca Monticelli / Roma«Chiaramente c'è un rallentamento, ma non credo si possano intravedere i sintomi di una recessione». Lo disse Mario Draghi all'ultima conferenza stampa a Palazzo Chigi, presentando il decreto aiuti ter. Era il 16 settembre. Una previsione che è stata contraddetta ma è passata sotto silenzio nella Nota di aggiornamento al Def, in cui il Tesoro ha scritto chiaro e tondo: «Il terzo e il quarto trimestre del 2022 registreranno una crescita leggermente negativa». In economia, due trimestri negativi consecutivi equivalgono a una recessione tecnica. Ma lo scenario prospettato dal ministro Daniele Franco è ancora più fosco: sarà negativo pure il primo trimestre del 2023. Tutto nasce dall'invasione russa in Ucraina e la conseguente crisi del gas. Ieri, l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi ha detto che «è difficile essere fiduciosi per il prossimo inverno, i prezzi sono altissimi e ci sono delle variabili che non si possono controllare». Insomma, il Paese sta per affrontare tre trimestri negativi consecutivi, che significano recessione fino a marzo. Nella Nadef il governo manda un messaggio al prossimo esecutivo di centrodestra: «Queste previsioni - si legge - non tengono ovviamente conto dell'azione di politica economica che potrà essere realizzata con la prossima legge di bilancio e con altre misure». Come dire: la recessione è nei fatti, toccherà a Giorgia Meloni evitarla. D'altronde il quadro macroeconomico preparato da Draghi e Franco è solamente tendenziale, ovvero a politiche invariate, e lo scenario programmatico spetterà al nuovo governo. La crescita negativa del terzo trimestre di quest'anno, spiega la Nadef, è «il risultato della contrazione congiunturale del valore aggiunto dell'industria manifatturiera e delle costruzioni, solo parzialmente compensata da un incremento dei servizi». Per il quarto trimestre, prosegue il documento firmato dal Mef, «la lieve contrazione del Pil in termini reali è attribuibile in primis al settore industriale». Alla fine dell'anno, grazie alla performance del primo semestre, la crescita raggiungerà comunque il 3,3%. Il 2023, stimato al +0,6%, sconta una «ulteriore flessione del Pil nel primo trimestre», per poi agganciare la ripresa che sarà trainata «dall'aumento della domanda mondiale, dalla discesa del prezzo del gas e dall'apporto del Piano di ripresa e resilienza». In questi giorni ci si è soffermati sull'eredità lasciata dal premier uscente, quei 10 miliardi che Meloni potrà usare subito per intervenire contro il caro bollette, frutto di un deficit più basso di mezzo punto rispetto alle stime di aprile. Dieci miliardi che potrebbero salire con le entrate di novembre, con i fondi di bilancio non spesi e il saldo dell'imposta sugli extraprofitti alle aziende energetiche. Tuttavia, il vento della recessione spira forte e le quattro «variabili esogene» che pesano sul taglio del Pil dei prossimi tre trimestri sono: la frenata del commercio mondiale; il deprezzamento dell'euro; il prezzo di petrolio e gas e il rialzo dei tassi di interesse. Cumulando gli effetti dei rincari di petrolio e gas, l'impatto negativo raggiunge un decimo di punto di Pil nel 2022 e 6 decimi nel 2023. Descalzi sostiene che il gas russo è ancora «fondamentale» per l'Italia, si tratta di 20 milioni di metri cubi al giorno che rappresentano «il 10% della fornitura». Oltre a puntare sul 100% degli stoccaggi e su nuovi rigassificatori, il numero uno di Eni spera che venga superato il blocco allo snodo di Tarvisio, dove da tre giorni Mosca non consegna più metano all'Italia. «Non è un problema geopolitico - assicura - il gas è bloccato in Austria perché Gazprom non ha pagato 20 milioni di euro di garanzia al trasportatore austriaco». Ora Eni sta valutando se subentrare e offrire di tasca propria la garanzia. Sono dunque questi i fattori che determinano nove mesi di recessione in Italia. Negli uffici di Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia, gli esponenti che osservano i report internazionali ieri hanno strabuzzato gli occhi nel leggere l'agenzia Reuters, la prima a notare la previsione di recessione inserita dal Mef nella Nota di aggiornamento. Non era sorpresa Giorgia Meloni e la sua ristretta cerchia di fedelissimi, che aveva già ricevuto le coordinate da Daniele Franco sulla criticità della situazione. --© RIPRODUZIONE RISERVATA