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Forse il riso più famoso e utilizzato nelle cucine degli chef stellati di mezza Italia (per non dire di tutta), e amato anche a Dubai. È il Carnaroli di Riserva San Massimo, a Gropello Cairoli, dove i campi di Carnaroli Autentico si estendono su circa 200 ettari e sono compresi in un territorio molto più ampio situato nella Valle del Ticino, all'interno dell'omonimo Parco Naturale. la riservaUna riserva, di nome e di fatto, di proprietà della famiglia Antonello che è un esempio unico di coltivazione di riso in un luogo incontaminato. Nonostante la siccità e le condizioni atmosferiche abbiano concretamente cancellato interi raccolti, qui, nonostante una diminuzione della produzione, la qualità è rimasta altissima. I meriti e le ragioni risiedono nelle tecniche di coltivazione: i campi sono irrigati con sorgenti naturali e le tecniche di produzione non intensiva, che hanno impatto zero sull'ambiente, fattori che hanno garantito un raccolto parecchio apprezzabile anche in un anno difficile.In questi giorni è iniziato il raccolto, e la resa è confortante: «E questo grazie a una serie di operazioni fatte nel corso dei mesi come l'uso di nuove tecniche di concimazione che prevedono la lettura della clorofilla nella foglia, il raccolto si conferma di qualità nonostante l'estate così siccitosa. Il nostro riso, infatti, ha goduto di una buona irrigazione grazie alla nostra fonte di acqua di sorgente che nasce in azienda - spiega Dino Massignani, direttore della riserva -: questi fattori hanno garantito in un anno complesso un raccolto di qualità, ma quantitativamente inferiore rispetto al previsto».il direttoreCrosegue il direttore della riserva Dino Massignani: «Per quanto riguarda il quantitativo va detto che con buona probabilità sarà inferiore rispetto a quanto ci aspettavamo».la selezioneConclude Massignani; «Vogliamo garantire il prodotto migliore ai nostri clienti e durante la fase di selezione, solo il riso che corrisponde ai nostri severi standard viene confezionato, mentre gli scarti - che spesso superano il cinquanta per cento, perché rispettiamo degli standard qualitativi severissimi - non vanno buttati ma alimentano la sostenibilità dell'azienda». Eleonora Lanzetti