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carlo e. gariboldiL'ultimo contributo lo ha dato alla mostra sull'Università che sarà inaugurata il 13 ottobre al Broletto: un pacco di cartoline che ritraggono cortili, monumenti momenti storici.Pietro Ferrari, 83 anni, ex dipendente dell'Asm, è scomparso ieri, pochi giorni dopo essere stato colpito da un malore. È stato un uomo con una grande passione per la sua città e per la conservazione della memoria più o meno recente.Si era dato come missione quella di salvare le cartoline prima che questa diventasse una mania da collezionisti. «All'inizio raccoglieva cartoline che non interessavano a nessuno», spiega Giulio Assorbi, il più giovane dei grandi collezionisti di cartoline della provincia di Pavia.Del gruppetto di quattro amici sono rimasti tre, oltre ad Assorbi c'è Pier Vittorio Chierico, storico e appassionato e Andrea Massone, di Salice Terme, l'uomo la cui collezione di cartoline copre tutti i paesi della Provincia di Pavia.«Può sembrare strano a un giovane, ma la cartolina un tempo era un vero e proprio stumento di comunicazione - spiega Massone -. Ci si mandava messaggi, ma erano anche veicoli pubblicitari. Indimenticabili le reclam, per restare in un ambito locale, delle macchine per cucire Necchi».Pietro Ferrari sarà ricordato per la sua passione per la città, spiega Pier Vittorio Chierico: «Alcuni miei libri non sarebbero mai venuti alla luce senza le sue cartoline - rammenta -. Penso, tra gli altri, al libro sui Navigli, Pietro aveva centinaia di immagini preziosissime, l'unico strumento oggettivo per ricostruire paesaggi e mestieri».In tanti anni Pietro Ferrari aveva raccolto un archivio poderoso. «Conservava le fotofrafie di tutti i 190 comuni della provincia», ricorda Chierico. Collezione che poi ha ceduto, aveva anche problemi di spazio nella sua abitazione di viale Campari, doveva viveva con l'amatissima moglie Franca.In ogni intervista che rilasciava mostrava la cartolina numero uno, che risaliva al 1896 una cartolina postale, come si chiamava allora. Ritraeva la facciata della Certosa e c'era scritto "Ricordo di Pavia" «Era un pezzo dell'epoca d'oro delle cartoline - conclude Giulio Assorbi -. alcuni sono pezzi bellissimi, ritraggono scorci della città che in seguito è stata radicalmente trasformata. Per questo il valore storico delle cartoline è enorme: non c'è archivio di una città così facilmente consultabile da chiunque».Ora la speranza è che il patrimonio raccolto da Ferrari non vada disperso, ma si mantenga in modo organico.Domani alle 12 ci sarà l'addio Ferrari alla chiesa dello Spirito Santo. --