Senza Titolo
Alessandro Di Matteo / RomaIl tempo della tattica e dei bluff e finito, Mario Draghi si presenta stamattina in Senato e per i partiti è il momento di scoprire le carte. Dopo giorni di infinite riunioni di partito, dichiarazioni, polemiche, elenchi di "priorità", il premier vuole capire chi ci sta e chi no, e il passaggio in Parlamento sarà cruciale, anche se Matteo Renzi dà ormai per risolta la crisi: «Qualcuno perderà la faccia, ma per fortuna l'Italia non perderà il governo. Si voterà nel 2023». A livello ufficiale, però, molti dei protagonisti - a cominciare da M5s - non hanno ancora chiarito se intendono continuare a sostenere il governo e il centrodestra, soprattutto la Lega, ha alzato i toni per tutto il giorno. Draghi ha iniziato la giornata incontrando il segretario del Pd Enrico Letta, prima di salire al Quirinale per fare il punto con Sergio Mattarella, scatenando la reazione del centrodestra riunito nella villa romana di Silvio Berlusconi. Dal Pd il premier ha avuto un sostegno praticamente incondizionato, perché quella «agenda sociale» invocata dai democratici è di fatto già stata avviata una decina di giorni fa in occasione dell'incontro con i sindacati. Non a caso Letta assicura: «Ai gruppi del Pd, convintamente, propongo la conferma del voto di fiducia per Mario Draghi». Per i democratici c'è una sola bussola: il governo deve andare avanti fino alla fine della legislatura. Non per timore delle elezioni, assicura Letta, ma perché «in questi nove mesi prima della fine della legislatura ci sono cose importanti da fare, misure per sostenere la parte più debole della società». Soprattutto, aggiunge, gli italiani si aspettano un governo che affronti i loro problemi e «noi siamo in sintonia con la società». Il Pd, è il messaggio recapitato, sosterrà il governo, lavorando per convincere anche Conte, ma pronto a fare la propria parte anche se poi il Movimento si spaccherà di nuovo e in maggioranza resteranno solo i "governisti" M5s. Conte, però, è rimasto in silenzio. Il leader M5s - reduce anche da una notte in ospedale per un'intossicazione alimentare - è fermo a quel «tocca a Draghi decidere» pronunciato lunedì sera. Una mossa che ha congelato per ora anche la scissione dei "governisti". Anche ieri ha ribadito la sua linea Davide Crippa, il capogruppo alla Camera che insieme al ministro Federico D'Incà guida i dissidenti: «Ascolteremo il discorso di Draghi in Aula. Se aprirà ai principali temi posti all'interno dei nove punti da parte del M5S, diventa ingiustificabile non confermare la fiducia». Nel Pd molti speravano che i "governisti" facessero un passo in più già ieri, «perché Draghi deve sapere quali sono le posizioni prima di arrivare in Aula», ma questo è il massimo che si è riusciti ad ottenere. Dalla nuova formazione di Luigi Di Maio a un certo punto è filtrata la notizia che il gruppo di presidenza dei 5 stelle alla Camera avrebbe votato la fiducia al governo, ma subito è arrivata una secca smentita.Da fuori, poi, Conte è incalzato da Alessandro Di Battista: «Entrare nel governo Draghi è stato un suicidio. Lo dissi subito a tutti! Non ho parole delle str... totali che sono riusciti a fare questi pseudo-dirigenti nell'ultimo anno e mezzo, e stanno pagando loro le conseguenze. Dovrebbero per una volta chiedere scusa», ha accusato. Ma c'è anche il centrodestra a tenere il governo sulla corda. Matteo Salvini da giorni ha iniziato ad alzare il tiro, attaccando non più solo M5s ma anche il Pd, colpevole di avere minato la larga maggioranza con lo Ius scholae. Ieri il leader della Lega si è riunito prima - di mattina - con i ministri, i governatori e i sottosegretari della Lega e poi quasi tutto il pomeriggio a Villa Grande, la residenza romana di Berlusconi. I messaggi che arrivavano erano tutti bellicosi: «La Lega è pronta a votare la legge di Bilancio anche in caso di elezioni anticipate», ha fatto trapelare in mattinata. Quindi, i comunicati congiunti con il Cavaliere, lo «sconcerto» per l'incontro tra Draghi e Letta, le richieste a Draghi: la «profonda revisione» del reddito di cittadinanza, la pace fiscale, il contrasto all'immigrazione clandestina. Insomma, esattamente tutto ciò che M5s e Pd non possono accettare. Poi, poco prima di cena, l'incontro di Salvini e Tajani con Draghi a palazzo Chigi, dopo la telefonata del leader di Fi al premier. --© RIPRODUZIONE RISERVATA