«La Ferrari tornerà in alto Leclerc creda al Mondiale»

L'intervistaStefano Mancini /MONTREAL«La Ferrari tornerà in alto, ne sono certo». Jacques Villeneuve sparge ottimismo. E avanza una spiegazione sulla crisi di affidabilità: «I saltellamenti di queste macchine di certo non fanno bene». Sarà per questo che lo Rosse si sono rotte? «È solo un'ipotesi, però...» Jacques è campione del mondo di Formula 1 1997, ha 51 anni e cinque figli. L'ultimo è nato il 21 gennaio. «Si chiama Gilles come il nonno e viene con me a tutti i Gran premi». Ci sarà anche in questo fine settimana nel Gp del Canada che si corre sul circuito «Gilles Villeneuve» di Montreal.Che idea si è fatto dei problemi di affidabilità della Ferrari?«È la conseguenza di un regolamento strano. Lo sviluppo dei motori è bloccato fino al 2025. Prima del congelamento, gli ingegneri motoristi hanno lavorato per ottenere più cavalli e prestazione. Adesso possono solo occuparsi dell'affidabilità. La Ferrari ha fatto la cosa giusta per recuperare lo svantaggio: ora deve darci sotto per risolvere questa fragilità».Lei pensa ai saltellamenti causati dall'effetto suolo?«Nessuno finora ha mai fatto ipotesi sulle conseguenze dei saltellamenti, che non erano stati previsti: le macchine prendono colpi continui sull'asfalto che di sicuro fanno male alla schiena dei piloti. Gli effetti sulla meccanica sono da scoprire».Il campionato della Ferrari è compromesso?«Hanno una monoposto forte sia a livello di power unit sia di telaio. Il salto in avanti rispetto allo scorso anno è la prova che sanno costruire auto competitive. E poi il campionato è lungo». Ci stiamo avvicinando a metà stagione: il Gran premio del Canada è il nono di ventidue.«È anche una questione statistica: in un anno succede a tutti di commettere errori o di incappare in uno zero. Alla Ferrari è successo due volte, adesso tocca alla Red Bull: la classifica si riequilibrerebbe subito. Capita anche ai più forti di sbagliare: ricordo Michael Schumcher negli anni della Ferrari invincibile, oppure Lewis Hamilton in Mercedes: un giorno adottavano una strategia strana e tutti dicevano "ooh, che bravi che sono". In realtà avevano fatto una stupidaggine, ma quando sei un secondo a giro più veloce non si nota».Ha seguito la corsa in Azerbaigian? Che cosa ha pensato?«Che è costata tanto in termini di punti e di aspettative, da una pole position al doppio ritiro. Come dicevo, ci saranno altri imprevisti a riequilibrare il campionato. In fondo, dopo tre Gp la Red Bulll sembrava destinata a inseguire».Lo stile di guida può condizionare l'affidabilità?«Sulle macchine moderne l'effetto è minimo. Leclerc non deve modificare il suo stile di guida, E neppure deve prendersela con il team: si perde e si vince insieme».Facile dirlo, ma a lei non è mai successo di arrabbiarsi dopo un ritiro per un guasto? «No. Anche perché non vuoi che la squadra se la prenda poi con te il giorno che vai a muro. L'importante è che ognuno si impegni».Guidare con la preoccupazione che la macchina possa rompersi è frustrante?«Sì, a me è successo per esempio nel '99 alla Bar. Si rompeva sempre qualcosa, e solo sulla mia macchina. Guidavo e pensavo "toh, in questo giro non si è ancora spaccato nulla"». Un pronostico per la gara di Montreal?«Ci sono i rettilinei che piacciono alla Red Bull e le curve lente che favoriscono la Ferrari. Attenzione ai saltelli, perché ne avranno parecchi».E per il Mondiale?«Leclerc non deve mollare mai. Ha finalmente una macchina che va forte, deve approfittarne. Mai perdere le occasioni. Pensiamo a Hamilton l'anno scorso e alla sua battaglia persa contro Verstappen. Si pensava che quest'anno avrebbe cercato la rivincita, invece la Mercedes è indietro».E lui è indietro rispetto al nuovo compagno Russell.«È successo a Schumacher quando tornò in Formula 1 contro Rosberg, ad Alonso con Ocon e ora a Lewis. Prendere 4 decimi dal tuo compagno è tantissimo: deve darsi una sveglia. Il tanto criticato Bottas non era così distanziato». Sempre a proposito di Hamilton: condivide il suo impegno sociale, ora imitato da altri piloti?«Ognuno è libero di pensarla come vuole. Secondo me lo sport dovrebbe essere separato dal resto, anche perché c'è sempre il rischio di non conoscere ciò di cui si parla». --© RIPRODUZIONE RISERVATA