Senza Titolo
Antonio SimeoliINVIATO SULL'ETNAAspetti la battaglia tra i big al vulcano, in una magnifica giornata di sole in cui da quota 1.800 metri del Rifugio Sapienza, tra imponenti tracce di colate secolari, il mare di Catania ieri sembrava toccarlo e invece a toccare il cielo con un dito ieri sono stati in due. Due ventiquattrenni, uno spagnolo e un tedesco. Che a 2,5 km dall'arrivo si sono parlati e stretti la mano, siglando il bellissimo patto dell'Etna.Sì, in uno sport in cui la fatica domina, annebbia pure le menti dopo chilometri di battaglie, Juan Pedro Lopez (Trek Segafredo), che se n'era andato dal gruppo dei 14 fuggitivi del mattino per provare l'impresa solitaria, una volta raggiunto dal tedesco Lennard Kamna (Bora) ha fatto due rapidi calcoli. A lui la tappa, a me il sogno, la maglia rosa, visto che sono il meglio piazzato in classifica. Detto, fatto. Kamna arriva con le braccia al cielo, Lopez festeggia.Il tedesco nel 2020 ha già vinto una tappa al Tour de France a Villard de Lance dopo giorni e giorni di attacchi, insomma, è un gran bel corridore. «Sono felice - spiega - nel 2020 mi sono preso una pausa ma sono tornato e sento che sto migliorando di gara in gara». Lopez, invece, è il primo spagnolo in rosa dopo un certo Alberto Contador, sul podio finale di Milano nel 2015. Proprio nella "cantera" creata dal "Pistolero", che quassù trionfò nell'edizione 2011, quella poi vinta e revocatagli, la nuova maglia rosa ha iniziato a intravedere il suo futuro da professionista. «Arrivare dopo di lui mi riempie d'orgoglio», spiega Lopez ebbro di gioia. Eccoli i protagonisti del patto dell'Etna.Lopez in maglia rosa, con Mathieu Van der Poel (Alèpecin) che si è staccato (prevedibile), finendo a oltre venti minuti, un altro Lopez, Migel Angel, il colombiano dell'Astana, teoricamente uno dei favoriti, ritiratosi a metà tappa.E gli altri big? Sinistri presagi per gli avversari di Richard Carapaz. Perché l'ecuadoriano ha schierato i suoi compagni a metà salita facendo loro imporre il classico "ritmo Ineos". Puccio, Castrovejo, Porte, Sivakov: è un'armata, ciclistica per carità, difficilmente affrontabile da chiunque. Pensate, il più forte di tutti, lo sloveno Tadej Pogacar, per stare più tranquillo con la corazzata inglese s'è fatto costruire dalla milionaria Uae una squadra di pari livello. E la Jumbo Visma dell'altro sloveno Primoc Roglic non si presenta forse da anni al Tour de France imitando l'impostazione dell'ex Sky?Sì, perché Carapaz ieri ordinava ai suoi sulla salita il ritmo e gli altri soffrivano. Primo a saltare Tom Dumoulin (Jumbo), mai competitivo nelle corse a tappe da tre anni, ma pur sempre vincitore del Giro 2017, e ora già fuori classifica. Poi è toccato, e anche questo in fondo era prevedibile, a Vincenzo Nibali (Astana).Gli altri? Simon Yates (Bike Exchange), dopo la super crono di sabato, è pure caduto prima della salita. Abbiamo avuto la sensazione che tra i big ieri fosse il meno brillante. Giulio Ciccone (Trek) ha resistito ed è il primo degli italiani. Prove di dominio Carapaz? Andiamoci piano. Oggi, con la Catania-Messina, in fondo, è solo la quarta tappa. Diamo un occhio al panorama su Catania va. No, riecco le nuvole. Quassù il meteo cambia velocemente. Proprio come la classifica al Giro d'Italia. --© RIPRODUZIONE RISERVATA