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DALL'INVIATO A KHARKIV«Dopo l'Ucraina sarà il turno dei Paesi baltici, della Polonia e poi della Germania, Vladimir Putin è un pazzo, vuole replicare il modello dell'Unione Sovietica. Questa è una guerra di civiltà, e io ringrazio l'Italia per il sostegno al nostro Paese e alla nostra gente, gli amici si vedono nel momento del bisogno, assieme ce la faremo». Petro Poroshenko, ex presidente e uomo d'affari, dal 24 febbraio ha smesso i panni del civile e vestito quelli del militare. Ha fondato un battaglione che raggruppa elementi scelti, tra loro diversi veterani del Donbass, come quelli schierati davanti al blindato (prodotto da una delle sue fabbriche) che staziona nel piazzale del quartier generale. «Buongiorno», saluta in italiano appena ci vede, appare a suo agio in mimetica con cinturone e pistola. Lo incalziamo subito: generali e analisti dicono che voi non potete vincere questa guerra. «Questa è l'opinione di esperti e generali russi, e sfortunatamente anche in seno alla Nato era quello che qualcuno diceva prima della guerra. Vladimir Putin pretendeva in due ore di issare la bandiera russa su Kiev, così non è stato, perché lui e i suoi generali hanno commesso due errori. Hanno sottovalutato l'unità degli ucraini e non hanno calcolato la solidarietà del mondo con l'Ucraina. Alle Nazioni Unite solo cinque Paesi sostengono la Russia e queste sono Bielorussia, Eritrea, Siria, e la Corea del Nord, non devo aggiungere altro». Poroshenko è convinto che l'esercito di Kiev possa farcela se riceverà armi dall'Occidente il quale deve fare un investimento sulla sicurezza di tutti. «Voglio ringraziare il popolo e il governo italiani per aver mantenuto una posizione forte e affidabile nel fornire armi, garantire assistenza finanziaria e sostenere le nostre aspirazioni di diventare un membro dell'Unione europea. E questa è una grande opportunità per vincere, perché la Russia è completamente isolata». L'ex presidente assume i contorni del condottiero: «Non mi piace dire combatteremo sino alla fine, direi piuttosto che combatteremo sino alla vittoria. Ma posso anche dire che se la pace in Ucraina dipende dalla mia vita allora sono pronto a donarla. Non c'è nessuna nazione al mondo che vuole la pace più di noi ma noi abbiamo a che fare con l'aggressione dei russi, abbiamo a che fare con un folle, Vladimir Putin, noi abbiamo una forte motivazione, proteggiamo la nostra terra, libertà, famiglia, genitori e futuro, per quale motivo i russi sono qui, nessuno, nemmeno i loro soldati capiscono perché stanno dando via la loro vita, 16. 400 russi sono già morti, per cosa? ». Il politico con la mimetica ha in passato avuto diversi contatti con Putin, ma era diverso: «È difficile capire cosa gli passi per la testa ma posso dare alcuni suggerimenti nell'ambito del negoziato in corso. Il primo è non credere a Putin, la cui "pazzia" si riflette nel suo negazionismo. Nega l'esistenza dell'Ucraina come Stato perché è un qualcosa creato da Lenin, nega alla nostra gente di avere il suo Stato». Il secondo è non avere paura di Putin. «Qui non c'è gente che ha paura, qui c'è gente che è pronta a combattere, qui ci sono eroi. C'è un sacco di gente che parla russo con il fucile in mano che vuole sconfiggere i soldati russi. Ma ci sono anche centinaia di civili che vengono uccisi, 150 bambini uccisi, poi ci sono gli sfollati le città completamente rase al suolo, le famiglie che devono scappare attraverso i corridoi umanitari e i cecchini che le prendono di mira e uccidono i bambini. Chiedo ai capi di Stato e di governo dell'Unione europea, anche all'Italia, di venire a vedere questi corridoi umanitari e salvare la vita della gente di Mariupol. Non state in silenzio di fonte alla tv, non accettate il comportamento di Putin e dei fascisti che sono attorno a lui, questa può essere la peggior tragedia umanitaria del XXI secolo». Poroshenko ha disegnato una exit strategy dalla guerra articolata in diversi punti tra cui l'istituzione della no fly zone, il rafforzamento di sanzioni ed embargo per impedire a Putin di avere i soldi per comprare armamenti, e l'avvio di un Piano Marshall per la ricostruzione dell'Ucraina a guerra finita finanziato con tutti i beni congelati alla Russia. Ma chiudendo i cieli non rischia di scoppiare la Terza guerra mondiale? «Ho una cattiva notizia, la Terza guerra mondiale è già iniziata, i russi stanno usando le armi peggiori, fosforo, bombe a grappolo, missili ipersonici, e attaccano le centrali nucleari. Putin è pazzo, e l'86% degli stessi russi è convinta che, dopo l'Ucraina, non si fermerà, sarà il turno di Polonia, Baltici, Germania, Mosca è pronta a replicare il modello dell'Unione sovietica. I russi non stanno attaccando noi ma tutto l'Occidente. Se noi smettiamo di sparare non ci sarà più Ucraina, se i russi smettono di sparare ci sarà la pace, questa è la vera differenza». Respinge le accuse sulla presenza di formazioni di nazisti e fascisti tra le forze ucraine: «Kiev è piena di giornalisti, avete visto qui nazionalisti o persone che sono contro la pace? Qui non c'è propaganda, ma solo un disastro umanitario». C'è inoltre la guerra personale di Mosca nei suoi confronti: «Il Cremlino mi odia in quanto ucraino, in quanto ex presidente, in quanto combattente, le forze speciali russe mi cercano per uccidermi e sto facendo il possibile per non farli questo regalo. Ma se mi chiede se sono pronto a questa caccia rispondi di sì». E a chi è reticente all'invio di armi, dice: «Non abbiate paura, il destino è venuto a bussare alla vostra porta, aspettiamo che voi siate al nostro fianco, è l'unico modo per fermare la peggiore guerra del XXI secolo quella nel cuore dell'Europa». Infine c'è il plauso all'Italia: «Voglio ringraziare Mario Draghi, il Parlamento e i cittadini per aver accolto i nostri bambini e le nostre donne, questo è fondamentale, gli amici che si dimostrano tali nel bisogno sono veri amici, insieme possiamo vincere, nessun dubbio. Viva l'Italia e Slava Ukraïni». F. Sem. --© RIPRODUZIONE RISERVATA