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il casoFabrizio GoriaDopo la guerra, la carestia. Il rischio è quello di avere almeno 13 milioni di persone di nuovi affamati nel mondo. L'allarme lo lancia la Fao, a nome di Maurizio Martina, ma questa è solo l'ultima voce che si sta elevando nel definire l'invasione della Federazione Russa in Ucraina come un dramma alimentare con pochi precedenti dal Secondo dopoguerra a oggi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato due giorni fa di sussidi per il cibo in tutto il Paese. Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres da una settimana invoca il cessate il fuoco per evitare »un uragano di fame». Intanto, tuttavia, i prezzi di grano duro, mais, soia, olio di semi e fertilizzanti alimentari continuano a ritracciare nuovi record. Le parole di Macron e Guterres sono forse l'esempio più lampante di quanto possono essere interconnesse le economie globali. I raccolti di cereali ucraini, l'esportazione delle forniture russe verso il resto del mondo, le strozzature nella filiera globale di fornitura di prodotti alimentari, le tensioni geopolitiche. E il Covid-19, che con Omicron 2 sta rialzando la testa tanto nei contagi quanto nei ricoveri. Tutti elementi che stanno preoccupando Nazioni Unite e Commissione europea.Lo scorso 19 marzo è stato Guterres a lanciare il primo allarme, passato quasi inosservato. «La guerra in Ucraina sta già interrompendo le catene di approvvigionamento e facendo salire alle stelle i prezzi di carburante, cibo e trasporti. Dobbiamo fare tutto il possibile per scongiurare un uragano di fame e un tracollo del sistema alimentare globale», ha spiegato il numero uno del Palazzo di Vetro. Poi, è intervenuto il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi. Nel suo riferimento all'economia di guerra, c'era anche quello ai razionamenti. Non solo di energia elettrica, ma anche di risorse alimentari. Perché, come spiegano fonti di Palazzo Chigi, è da mesi che il tema del grano fa capolino nelle discussioni dei consulenti economici dell'ex numero uno della Banca centrale europea (Bce).Infine, è giunto l'intervento senza giri di parole dell'inquilino dell'Eliseo, Emmanuel Macron, a premere sulla sicurezza alimentare. Tema quanto mai attuale. Il primo riferimento di Macron c'è stato durante il vertice di Versailles del 10 e 11 marzo scorso. Carestie e penurie alimentari possono colpire in modo rilevante i Paesi con meno risorse, meno stabilità politica e meno capacità di approvvigionamento. Macron, non senza dimenticare l'esperienza della Primavera Araba, ha citato in modo netto l'Africa del Nord e, nello specifico, l'Egitto. Senza però dimenticarsi del resto del continente europeo. Non a caso, come stato fatto notare anche da Eurasia Group, c'è molta attesa per la semina dei cereali nei campi ucraini. Francia e Germania, spiegano fonti diplomatiche, hanno richiesto in modo esplicito a Mosca di non impedire le operazioni agricole. Secondo Macron, qualora i semi non fossero gettati, la guerra in corso potrebbe provocare una «carestia ineluttabile» nel corso dei prossimi 12-18 mesi. Mentre i canali diplomatici avanzano, i primi riscontri sui prezzi si stanno già verificando. Un mese di ostilità in Ucraina hanno già avuto un contraccolpo sui prezzi delle materie prime alimentari, come rimarcati dai dati pubblicati dalla Fao e dalla World Bank. Nel caso del greggio, utile per l'autotrazione, i rincari sono stati in media del 26,5% nei primi 25 giorni, mentre il grano ha avuto un rialzo del 53% su base annua nello stesso periodo temporale. Cifre che potrebbero essere riviste al rialzo ogni giorno di conflitto in più. --© RIPRODUZIONE RISERVATA