Senza Titolo

Un'edizione straordinaria titola a tutta pagina, "Calma, calma". Dalle finestre del giornale, in corso Mazzini, dove si riunisce il comitato creato per riportare la situazione alla normalità, il deputato repubblicano Roberto Rampoldi parla alla folla. La repressione è comunque durissima: il 19 maggio 1898 un decreto del prefetto impone la soppressione della "Provincia Pavese" (e del socialista "La Plebe"), le cui pubblicazioni potranno riprendere solo il 18 ottobre.Arriva BoerchioLa svolta moderata e legalitaria di inizio Novecento, seguita all'avvento al trono di re Vittorio Emanuele III (dopo l'uccisione a Monza del padre Umberto I) e alla chiamata al governo di Giovanni Giolitti, segna anche un allentamento del controllo sulla stampa. Ma il giornale, passato nel 1906 dalle mani di Montini a quelle di Abele Boerchio, laureato in Legge, originario di Villanterio, risente delle lacerazioni fra i radicali, destinati a dividersi tra un'ala "movimentista" e una "ministeriale", favorevole all'ingresso del partito nell'area di governo. Boerchio sarà in prima linea nel denunciare il cosiddetto "scandalo del dazio" e gli affari poco trasparenti dell'amministrazione guidata da Quirino Quirici (che sarà primo presidente della società Snia Viscosa), ricavandone una denuncia e un processo per diffamazione. Boerchio sarà anche e soprattutto fautore dello svecchiamento della "Provincia", che comincia a dare spazio anche alla cronaca locale, non solo di Pavia ma di tutto il territorio, addirittura con due diverse edizioni, una per il capoluogo, l'altra del circondario, e a pilotarne il passaggio da trisettimanale a quotidiano (1° dicembre 1907). Nel 1910, lasciando le redini al repubblicano Giovanni Miceli, Boerchio sottolinea soddisfatto che «in 4 anni» il formato è raddoppiato e la tiratura quadruplicata.Ridella e la Grande guerraCon la fine dell'era giolittiana e lo scoppio della Prima guerra mondiale, l'Italia vincolata dal patto di alleanza com Austria e Germaniasi trova al bivio tra neutralismo e ingresso nel conflitto. "La Provincia", diretta dal brillante giovane avvocato Carlo Ridella, è al centro dell'agitazione interventista, favorevole cioè all'intervento al fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia Si arriva così alle giornate del "radioso maggio" 1915, le dimostrazioni e i tumulti di piazza per la guerra (anche a Pavia), nonostante la maggioranza del Parlamento e del Paese siano per la neutralità. Ridella, coerente fino in fondo con le sue idee, parte volontario per il fronte, con i galloni di sottotenente del Genio: morirà il 23 agosto 1917 a Versic Korite, sul Carso.Il fascismo e la rinascitaL'avvento al potere del fascismo (ottobre 1922) vede inizialmente Boerchio - tornato alle redini del giornale - simpatizzare per il nascente regime. Un atteggiamento che lascia poi il posto all'aperta opposizione, fino al suo allontamento dalla direzione. Il giornale si fascistizza e diventa "Popolo di Pavia" durante il ventennio. Bisogna attendere la caduta di Mussolini (25 luglio 1943), perchè Boerchio si riappropri della sua "creatura" e la conduca nei 45 giorni del governo Badoglio. Poi l'armistizio, l'occupazione nazista, la Resistenza e Salò (con il "Popolo di Pavia" che diventa "Popolo repubblicano"). Boerchio sfugge all'arresto e il 29 aprile 1945 firma il primo numero della rinata "Provincia Pavese", la «voce degli uomini liberi».--