Statali e dipendenti dei megastore Piano per allargare il Green pass
ROMAL'estensione del Green Pass a qualche milione di lavoratori italiani è decisa. Mario Draghi ha fatto capire chiaramente, alla Lega come ai sindacati, che la mossa è ineludibile. Il confronto interno alla maggioranza e con le parti sociali servirà solo a definire le modalità operative. Domani è previsto un incontro tra i sindacati e Confindustria, per parlare di sicurezza negli uffici e nelle aziende, partendo dal protocollo anti Covid in vigore. Non è un mistero che, da entrambe le parti, si preferirebbe la soluzione dell'obbligo di vaccinazione imposto per legge, che presenta meno problemi applicativi e organizzativi rispetto al Green pass. A cominciare dalle attività di controllo dei certificati, in particolare dei non vaccinati, con il tema di chi dovrà pagare i tamponi (almeno due a settimana) necessari per ottenere il Pass. «La questione del Green Pass nei luoghi di lavoro ci sembra un modo per sfuggire al tema dell'obbligo vaccinale - avverte la leader della Fiom Cgil Francesca Re David - non credo che ci sia bisogno di un confronto da questo punto di vista: hanno scaricato sulle parti sociali un tema che riguarda il governo». L'obbligo, però, è solo l'arma finale, che Draghi ha voluto agitare, ma spera di non dover usare. Molto dipenderà dagli effetti del provvedimento in preparazione, che sarà discusso nei prossimi giorni dalla cabina di regia del governo e poi arriverà in consiglio dei ministri. Ricalcherà quello già in vigore per il personale della scuola: senza il Green pass si rischia di restare a casa senza stipendio. Perché, per i lavoratori interessati, non c'è (o non ci sarà) smart working che tenga. A cominciare dai dipendenti pubblici, che il ministro Renato Brunetta vuole riportare tutti o quasi in ufficio a partire da ottobre: la precondizione è, appunto, l'iniziativa del governo sull'obbligo di certificato Covid. Al netto di operatori sanitari e personale scolastico e universitario, che hanno già l'obbligo di vaccino o di Green Pass, parliamo di circa un milione e 200mila statali. Compresi uomini e donne delle forze dell'ordine, che al momento multano chi non ha il Green Pass, dove previsto, ma non sono tenuti ad averlo. Scettici i sindacati, che chiedono una discussione più approfondita sulle categorie per le quali prevedere l'obbligo della certificazione verde, «visto che non tutti i lavoratori hanno lo stesso livello di esposizione al rischio». Un ragionamento scivoloso, quando si tratterà di concretizzare la norma, perché aprirebbe la porta a interpretazioni e distinzioni anche all'interno delle singole aziende, rendendo complicate verifiche e sanzioni. Comunque, la strada è tracciata, quella sul pubblico impiego sarà la prima mossa della strategia d'autunno, per dare una nuova spinta alle vaccinazioni. L'obbligo potrebbe poi allargarsi a «tutti i lavoratori che hanno contatto con il pubblico, penso anche a ipermercati e centri commerciali», dice Sandra Zampa, ex sottosegretaria e tuttora consulente del ministro della Salute Roberto Speranza. Nei 1300 "villaggi" dello shopping aperti in tutta Italia, però, ad oggi si entra liberamente senza certificato Covid, che serve solo per accomodarsi nei ristoranti interni. «Dovrebbe essere richiesto a tutti, lavoratori e clienti», aggiunge Zampa. Nel caso, sarebbero altri 780mila lavoratori coinvolti nell'estensione del Green Pass. Che si aggiungerebbero a 2 milioni tra lavoratori dei trasporti, addetti del settore della ristorazione e di quello delle attività culturali e sportive (cinema, teatri, musei, palestre e simili). Va detto che diversi titolari di ristoranti, bar o palestre hanno già richiesto ai propri dipendenti di munirsi del pass, ma senza avere una base legale per costringerli. E molti di questi dipendenti appartengono alle fasce d'età 30-39 e 40-49 anni, proprio quelle in cui una persona su quattro non ha ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino. -- Nic. Car© RIPRODUZIONE RISERVATA