L'Ue: «Le truppe Usa restino a Kabul»

Alessandro Barbera / ROMAPerJoe Biden la disfatta di Kabul non è solo un enorme problema in casa, ma anche con gli alleati occidentali. Ieri - via Twitter - Boris Johnson ha annunciato per domani una riunione straordinaria dei leader dei sette grandi dell'Alleanza atlantica. La Casa Bianca ha prima preso tempo, poi ceduto alla richiesta del premier inglese. Dal suo punto di vista Biden aveva buone ragioni per farlo: i colleghi europei lo metteranno alle strette chiedendogli di prolungare l'impegno delle truppe americane in Afghanistan finché sarà necessario. Johnson, ma anche Angela Merkel, Emmanuel Macron e Mario Draghi contano su Washington per garantire una gestione ordinata delle evacuazioni, in primis dall'aeroporto di Kabul. «Una strategia comune», la chiama il ministro degli Esteri Luigi di Maio. Gli indizi dicono che l'impegno l'hanno ottenuto, visto che nel frattempo le capitali hanno autorizzando l'uso delle basi americane in Europa per il trasferimento degli afghani in fuga. L'esercito americano non ha ancora il pieno controllo dello scalo Karzai, e non solo per via dei checkpoint taleban sul lungo viale di accesso all'area. Nelle mani degli integralisti c'è anche la parte civile dell'aeroporto. Senza il loro via libera, non è possibile far atterrare nella capitale i voli civili con cui Washington spera di portare fuori dal Paese tutti i collaboratori a rischio della vita. Nei contatti di ieri fra le due sponde dell'Atlantico non si è parlato d'altro. Uno di questi è stato fra il ministro della Difesa Lorenzo Guerini e il collega americano Lloyd Austin. L'Italia ha già trasferito 2497 persone ma il numero sta crescendo a vista d'occhio e continuerà a crescere.La Casa Bianca ha detto ufficialmente di voler completare le operazioni di evacuazione entro la fine del mese, ma nelle altre cancellerie l'obiettivo è giudicato risibile. Il responsabile della politica estera di Bruxelles Joseph Borrell lo dice apertamente: «Evacuare sessantamila persone in così poco tempo è matematicamente impossibile». Non solo: l'ambasciatore Stefano Pontecorvo, a Kabul per conto della Nato, ammette che i taleban, seppur senza rivali, non hanno i numeri per gestire l'ordine pubblico nemmeno nella capitale. Johnson, presidente di turno del G7, conferma la richiesta europea agli americani con diplomazia: «E' fondamentale che la comunità internazionale collabori per garantire evacuazioni sicure, prevenire una crisi umanitaria e sostenere il popolo afghano». Per Biden quella con i partner G7 non sarà una riunione semplice, ma l'accordo è obbligato. Dopo di allora la presidenza italiana del G20 tenterà il passo successivo: una riunione straordinaria del G20 perché la soluzione al caos afghano impegni anche le tre capitali che dal caos hanno tutto da guadagnare, ovvero Mosca, Pechino e Ankara. Ci crede per primo Di Maio, che considera la riunione essenziale per evitare che l'Afghanistan torni ad essere una centrale de terrorismo internazionale. E però parla di un vertice «nelle prossime settimane», un arco temporale vago per un incontro già organizzato in presenza a Roma a fine ottobre. Sia come sia, per uscire dal pantano afghano l'Occidente ha bisogno di aiuto. Romano Prodi la definisce «una forte pressione internazionale fondata sul comune interesse per la stabilizzazione del Paese». Ieri ben due leader - Johnson e il presidente del Consiglio europeo Jean Michel - hanno cercato al telefono l'autocrate turco Erdogan, sempre più influente grazie al ruolo ambiguo svolto in questi anni dentro la Nato e nel mondo islamico. --© RIPRODUZIONE RISERVATA