Giustizia, Draghi ora teme i veti Lega anti Conte: sì a vecchio testo
il retroscenaFrancesco GrignettiIlario LombardoTutto, adesso, si è decisamente complicato. Sulla riforma del processo penale Mario Draghi ha di fronte a sé poche ore e molte teste da convincere. Nell'arco di una giornata è apparso chiaro che la maggioranza di governo è spaccata e che sarebbe stata solo questione di ore prima che si facesse sentire il controcanto di Lega, Italia Viva e Forza Italia alle richieste del presidente in pectore del M5S Giuseppe Conte. «I margini di manovra strettissimi» di cui ha parlato in mattinata l'ex premier, al primo incontro con i componenti 5 Stelle delle commissioni parlamentari, si sono rivelati tali quando Giulia Bongiorno, senatrice della Lega, ha messo a verbale che il partito di Matteo Salvini «resterà fedele al testo approvato in Consiglio dei ministri e leale agli accordi presi». Conte ha posto le sue condizioni: «Le minacce non sono nel mio stile - ha detto - ma è chiaro che una prospettiva di fiducia senza alcune modifiche sarebbe per noi difficile. Non voglio neanche pensare che non venga modificato il testo». In effetti Draghi e Cartabia hanno dato rassicurazioni che su mafia e terrorismo c'è ampia disponibilità a trattare. Il premier parla di «aggiustamenti tecnici», necessari, visto che anche al ministero ammettono degli errori nella scrittura della riforma e che le lamentele dei magistrati avrebbero fatto breccia a Palazzo Chigi. Ma il M5S ha chiesto una cosa precisa: tutti i reati di stampo mafioso e terroristico devono essere esclusi dall'improcedibilità. Per arrivare a questo risultatoDraghi dovrà essere bravo a farlo digerire agli altri partiti oppure persuadere Conte a farsi andar bene il compromesso offerto dal Pd che prevede di allungare i tempi della prescrizione senza abolirla del tutto. Il premier resta fermo su un punto: vuole che la riforma sia approvata entro venerdì e va ripetendo che non accetterà tattiche dilatorie. Per questo si è attaccato al telefono e oggi lo farà ancora, nel tentativo di spuntare gli artigli dei partiti. Draghi intende affrontare le ultime trattive con i leader della maggioranza. Ha già convinto Giovanni Toti e Marco Marin di Coraggio Italia a schierarsi in commissione contro il tentativo di Fi e Lega di estendere la riforma alla riscrittura di alcuni reati come l' abuso d'ufficio. Le lunghe riunioni tra la ministra Cartabia e il premier avrebbero pure prodotto gli attesi risultati. Si parla di una norma transitoria che sospenderebbe gli effetti della riforma fino al 31 dicembre 2024. E poi ci sono le norme a garanzie dei processi per reati con aggravante mafiosa o terroristica. Su tutto questo lavorio, però, si è abbattuto anche il maglio del Csm. Domani il plenum vota un «parere», bruciando il Parlamento in velocità. La Sesta commissione ha sfornato un nuovo testo che piccona diversi altri capitoli della riforma, anche sulle indagini preliminari, sulle priorità nell'esercizio dell'azione penale che sono tripartite tra Parlamento, Csm e procure. Sulla «prescrizione processuale», scrive il Csm, «rilevanti e drammatiche potrebbero essere le ricadute pratiche». Meglio sarebbe rivedere i tempi con una previsione più realistica: «Risulterebbe indispensabile considerare quanto meno termini più ampi, pari almeno a tre anni, congruamente prorogabili, in modo da allineare la previsione normativa al dato reale di molte realtà giudiziarie territoriali». Ma è soprattutto la questione delle priorità che non va giù alla magistratura, laddove si dà al Parlamento un potere di orientamento della funzione giudiziaria. «E' in possibile contrasto con l'attuale assetto dei rapporti tra poteri dello Starto». Chi decide quali reati perseguire prima? «Rispecchierà inevitabilmente le maggioranze politiche del momento....». Morale: i criteri di priorità, secondo la bozza del Csm, «da mero strumento di organizzazione dell'attività interna degli uffici requirenti, diventeranno una modalità per orientare la funzione giurisdizionale al conseguimento di obiettivi di politica criminale». --© RIPRODUZIONE RISERVATA