L'ultimo saluto alla Carrà tra silenzio e lacrime dei fan

romaRose rosse da Sergio, rose rosa dai nipoti, Matteo e Federica. La sua famiglia. Non ha avuto figli, Raffaella Carrà, ma basta uno sguardo a questa platea che assiste al suo ultimo show, che l'accompagna nel suo ultimo viaggio, nella basilica di Santa Maria in Aracoeli, per capire i quanto sia stata «mamma» per tanti. Era lei l'ombelico del mondo per chi ha cercato e trovato nel piccolo schermo una via di fuga alle difficoltà quotidiane.cerimonia sempliceL'ultima tappa del feretro parte alle 11,45 dalla sala della protomoteca del Campidoglio, per arrivare ai piedi della basilica francescana a mezzogiorno in punto. Puntualità. Come sarebbe piaciuta alla «regina», come ha continuato a chiamarla Fiorello. Sergio Japino non la molla mai, la accompagna nell'auto, aspetta che la bara entri accanto al sindaco Virginia Raggi e ai nipoti. Sempre con una lacrima in equilibrio instabile sulle ciglia. Non stavano più insieme da anni, ma era rimasto il legame, anzi l'amore, quello che si nutre della complicità, degli interessi e del cuore, senza avere bisogno della passione che confonde e spesso corrode. «Siamo legati nell'anima», spiegava Japino se proprio qualcuno insisteva.La bara è poggiata a terra davanti a una gigantografia che mostra Raffaella sorridente circondata da neonati di tutti i colori. Lei che aveva confidato di non aver voluto accanirsi per diventare mamma si era impegnata con le adozioni a distanza oltre che con la cura dei suoi nipoti orfani dell'adorato fratello Renzo. Raffaella ha precorso i tempi, ha dribblato le consuetudini, evitato di ascoltare i benpensanti, e per questo ha unito generazioni tanto diverse, dal suo esordio a 18 anni, nel 1961 fino ad oggi in cui raccoglie un abbraccio popolare forte. Davanti al ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, alla sindaca, al direttore generale della Rai Fabrizio Salini, agli amici, alla sua famiglia fatta di legami di amore prima che di sangue, il feretro della Carrà ricorda la sua umanità e «quanto questo faccia la differenza in questo mondo».La capacità di essere empatica e caritatevole l'hanno resa la più amata dagli italiani. Nelle sue ultime volontà la richiesta di una bara di legno semplice, una cerimonia asciutta, eccezion fatta per quello della famiglia letto da Lorena Bianchetti in rappresentanza della Rai e della sindaca Virginia Raggi. Ma anche un ultimo desiderio; che l'urna con le ceneri venisse portata prima a San Giovanni Rotondo, da padre Pio e poi all'Argentario, il suo rifugio del cuore. Fuori dalla basilica c'era tanta gente accalcata sulle transenne, ma anche sulla piazza del Campidoglio dove la cerimonia è stata su un grade schermo. Uno degli spettatori Dario ricorda che quando era piccolo «l'unico modo per farmi stare tranquillo era mettermi davanti alla tv mentre trasmetteva Pronto Raffaella». Insomma se ne è andata una di famiglia. --