Squadristi all'offensiva cent'anni fa i primi raid in provincia di Pavia

Roberto LodigianiTra la fine del 1920 e i primi mesi del '21 avviene la saldatura tra la voglia di rivincita degli agrari lomellini, dopo i grandi scioperi del "biennio rosso" che avevano dato potere e rappresentanza alle leghe contadine, e il movimento fascista, destinato a diventare il braccio armato della controffensiva padronale. Alle prime, velleitarie proteste di piazza (11 gennaio 1919, contestazione a Milano dell'ex ministro socialriformista Leonida Bissolati) e alla fondazione dei Fasci da combattimento in piazza San Sepolcro (23 marzo 1919), segue la progressiva organizzazione delle squadre d'azione. «Se il futurismo offrì allo squadrismo l'elaborazione teorica - osserva lo storico Mimmo Franzinelli ("Squadristi. Protagonisti e tecniche delle violenze fasciste. 1919-1922", Mondadori) - i fascisti ne delinearono l'orizzonte politico e gli ex Arditi (soldati e ufficiali che nella Grande guerra avevano fatto parte del corpo speciale degli Arditi, votato alle imprese più rischiose) fornirono la manovalanza».Così, in provincia di Pavia, dopo la nascita nei 1919 dei primi fasci (11 aprile, fascio di Stradella; 13 aprile, fascio di Pavia fondato nell'Aula VI dell'Università) e la loro rapida sfioritura, per effetto e contraccolpo del fiasco elettorale dell'autunno, a cui fa da riscontro la poderosa avanzata dei socialisti e, in minor misura, dei popolari di don Sturzo, si assiste, un anno dopo, ai primi segnali della riscossa nera. Nel novembre 1920 a Mortara, dove presto si affermerà la figura carismatica del ras Cesare Forni, spunta il fascio lomellino di difesa, azione ed educazione sociale, destinato a diventare "di combattimento", con a capo l'avvocato Gigi Lanfranconi (a fianco di Forni nell'assalto a Palazzo Marino e alla sede dell'Avanti! a Milano) e per la parte militare al colonnello Silvio Magnaghi.Nel febbraio e marzo di cent'anni fa, le squadre cominciano le spedizioni punitive contro socialisti e comunisti, le sedi delle leghe contadine, e a reprimere gli scioperi di protesta su mandato degli agrari. A febbraio, brucia la Casa del popolo di Cilavegna. Il 24 marzo, muore a Mortara una ragazza incinta 22enne, Maria Monchietti e la "Plebe", organo di stampa socialista, attribuisce la sua tragica fine alle violenze fasciste, in un crescendo di terrore.Le squadre si riorganizzano Lo squadrismo si dà una struttura anche a Pavia e in Oltrepo. Nel capoluogo, la guida del fascio - in cui confluiscono i gruppi della "Difesa nazionale" e della "Giovane Italia", associazione giovanile staccatasi dal partito repubblicano - viene assunta da Aldo Danioni, ex sergente degli Arditi, mentre il direttore della "Provincia Pavese", Franco Armando Tasca, già promotore del fascio del '19, garantisce ampio spazio ai proclami di Danioni. I primi blitz degli squadristi di Pavia, secondo una tattica ben studiata, si svolgono soprattutto nella vicina provincia di Cremona, dove gli uomini con manganello e olio di ricino sono meno conosciuti e rappresentano un obiettivo più sfuggente. In Oltrepo, il fascio di Stradella riprende vita: i "soci combattenti" - si legge in un articolo degli "Annali di storia pavesi" - si trasformarono nella legione di Stradella, agli ordini di Gino De Scalzi, compiendo scorrerie non solo in zona, ma anche nel Milanese, Emilia, Piemonte e Liguria (strana figura, questa di De Scalzi: durissimo bastonatore degli oppositori antifascisti, poi dissidente, al fianco di Forni, infine partigiano sui monti dell'Oltrepo dopo l'armistizio dell'8 settembre). Altri fasci spuntano a Voghera, per opera di Augusto Palmarini e Mario Varni, a Broni (Mario Maga), Casteggio (Mario Baratta e Pierino Bertoli), Varzi (Tomaso Leveratto-Mangini). «La struttura fondiaria - osservano ancora gli "Annali" - si presentava in Oltrepo più articolata rispetto alla Lomellina, con larga diffusione della piccola proprietà: lo scontro di classe era perciò meno frontale e le violenze nascevano talvolta da interessi particolari, dividendo paesi e nuclei familiari».Di fronte allo squadrismo, la resa socialista fu relativamente rapida e ineluttabile. «Le cause - spiega Franzinelli - vanno ricercate nell'efficacia della tattica avversaria, non meno che nelle debolezze del Psi, che incapace di imporsi coi metodi rivoluzionari così frequentemente vantati, precipitò nell'impasse» (e poi nella scissione di Livorno, gennaio 1921). Verranno quindi la marcia su Roma e la notte del Ventennio.--© RIPRODUZIONE RISERVATA