Conte incalza l'Ue Patto con Macron e altri otto Stati per avere gli aiuti

Marco BresolinINVIATO A BRUXELLES«Dobbiamo lavorare a uno strumento di debito comune emesso da una delle istituzioni europee». La richiesta che arriverà oggi sul tavolo del Consiglio europeo è la stessa avanzata una settimana fa da Giuseppe Conte, ma questa volta a sostenerla c'è una coalizione di nove governi. Su iniziativa italiana, otto capi di Stato e di governo di altrettanti Paesi Ue hanno firmato una lettera congiunta per chiedere ai loro partner europei di prendere «decisioni straordinarie» e di fare quel passo che l'Unione non è stata mai capace di fare: emettere Eurobond.Conte - che ieri in Parlamento ha annunciato un nuovo decreto da almeno 25 miliardi entro aprile - ha trovato sin da subito il sostegno di Emmanuel Macron, al quale si sono aggiunti i leader di Spagna, Portogallo, Slovenia, Belgio, Irlanda, Grecia e Lussemburgo. Un gruppo di Paesi che rappresenta circa la metà della popolazione Ue di cui fanno parte quattro dei sei fondatori dell'Unione. Il problema è che mancano gli altri due: Olanda e Germania. Che continuano a respingere la proposta Eurobond: gli olandesi con un'opposizione netta, i tedeschi con più ambiguità.La discussione al summit di oggi (in videoconferenza) non sarà facile, anche perché andranno convinti tutti i 27 leader. Al momento l'idea non compare nella bozza di conclusioni del summit. Però a Roma e a Parigi sono convinti di aver aperto una breccia e spingono per trascinare verso di loro Angela Merkel. Non a caso la parola Eurobond non compare nella lettera in modo esplicito, ma si parla di uno strumento utile a «finanziare gli investimenti necessari nei sistemi sanitari e per misure temporanee per proteggere le nostre economie e i nostri sistemi sociali». Anche Christine Lagarde, durante l'Eurogruppo di martedì sera, aveva caldeggiato l'ipotesi Eurobond come misura una tantum e limitata nel tempo. Il suo predecessore, Mario Draghi, ieri ha scritto un articolo sul Financial Times per dire che la pandemia da Coronavirus «è una tragedia potenzialmente dalle dimensioni bibliche» e che «di fronte a circostanze impreviste un cambiamento di mentalità è necessario come lo sarebbe in tempi di guerra». Per l'ex presidente della Bce i livelli del debito pubblico aumenteranno e questa diventerà una delle caratteristiche delle nostre economie. Perciò lancia un avvertimento ai governi: «Il costo dell'esitazione può essere irreversibile». Parole che fanno il paio con il discorso pronunciato in Parlamento da Conte. «A un'emergenza straordinaria è indispensabile rispondere con misure straordinarie. Risposte anche corrette, risposte anche unitarie, ma tardive, saranno del tutto inutili». Dopo aver annunciato un nuovo piano di acquisti da 750 miliardi, la Bce è convinta che servano altre misure. Per questo da Francoforte filtra la notizia che l'Eurotower sarebbe pronta ad attivare il piano Omt per l'acquisto illimitato di titoli. Un super-bazooka che però richiederebbe l'intervento del Fondo Salva-Stati, magari proprio attraverso quelle linee di credito precauzionali che al momento restano una delle ipotesi più concrete sul tavolo. Si tratterebbe di mettere a disposizione dei Paesi che ne hanno bisogno linee di credito pari al 2% del loro Pil, nel caso italiano 36 miliardi di euro, per finanziare le spese direttamente collegate all'emergenza. Certo, restano le enormi divergenze tra i governi sulle condizionalità dei prestiti (l'Italia non le vuole, per i falchi sono una condizione imprescindibile), ma Mario Centeno ha assicurato che entro il 5 aprile l'Eurogruppo presenterà una proposta dettagliata. Oggi il Consiglio europeo darà il mandato a Centeno per continuare a lavorare su questa strada, senza però entrare nei dettagli tecnici. --© RIPRODUZIONE RISERVATA