Prescrizione e candidati alle regionali Il doppio strappo di Renzi irrita il Pd
Carlo BertiniFrancesco Grignettiroma. I renziani di Italia Viva l'avevano detto, l'hanno fatto: alla Camera, in commissione Giustizia, hanno votato a favore di un ddl di Enrico Costa che ristabilirebbe la prescrizione com'era prima di Bonafede, e cioè compromesso o no che si tentava sulla giustizia, rompono lo schieramento di maggioranza. La partita in commissione finisce con il voto preponderante di Francesca Businarolo, la presidente grillina, che a sua volta spezza una tradizione e vota con i suoi. Per il Ddl Costa se ne riparlerà comunque in Aula il 27 gennaio. Ma la questione va molto oltre l'aspetto tecnico di una norma, pur importantissima, che tocca la giustizia.È la mossa politica dei renziani che fa discutere, sommata ai rumorosi distinguo sulle Regionali in Calabria (anche se Renzi in tv dice: «Se fossi calabrese, voterei Callipo») e Puglia, dove i renziani annunciano di non appoggiare il candidato di centrosinistra, e che fa saltare i nervi al Pd. Zingaretti è irritato perché «Renzi e Calenda in Calabria e Puglia non stanno con il candidato di centrosinistra che si oppone a Salvini». Nel partito, specie dopo il conclave di Contigliano, si sono convinti che i renziani a questo punto abbiano «paura» della nuova centralità del Pd che dialoga con la società civile. E perciò tirano questa morale: «Il sistema si sta riorganizzando in due campi intorno a Pd e Lega. Il centrodestra è unito. Loro dividono». Il voto di ieri alla Camera sulla prescrizione non è casuale, bensì frutto di un attento calcolo. Lo si capisce dal diluvio di commenti renziani. La linea è di rimarcare al massimo la loro differenza dal M5S. Se il Pd ragiona su un'alleanza strutturata, la via di Renzi è opposta. E perciò non meraviglia che la capo delegazione al governo, la ministra Teresa Bellanova, si precipiti a twittare: «Ridurre i tempi della giustizia è sacrosanto. Cancellare la prescrizione, strumento di garanzia per i cittadini, è follia. Su questo, Italia Viva è sempre stata chiara, nessuno si stupisca. Ma che il Pd abbia scelto di abbracciare il giustizialismo a 5 Stelle lascia senza fiato». Il resto è tutto su questa falsariga, per dire sostanzialmente che il Pd si sarebbe grillinizzato. Ci pensa Renzi stesso a mettere il suo suggello: «Il Pd sta inseguendo il populismo giudiziario dei Cinque Stelle. Questa legge di Bonafede è un obbrobrio. Ora Forza Italia e Lega hanno votato con noi, e il Pd ha votato con Bonafede. Mando un abbraccio di solidarietà a tutti i riformisti del Pd che stanno inseguendo i grillini». La reazione è veemente. Franco Vazio, deputato dem, entra nella disputa a gamba tesa: «Uno strumentale posizionamento politico che prescinde dal merito». Oppure il vice capogruppo alla Camera, Michele Bordo: «Italia Viva dica chiaramente se vuole rompere la maggioranza e se ne assuma la responsabilità». E dice Walter Verini: «Noi non voteremo mai con Salvini». Si espone anche il vicesegretario Andrea Orlando: «Meglio evitare regali a Meloni e Salvini, e al contempo difendere le garanzie costituzionali» .Nelle stanze del Pd circola uno studio, firmato Youtrend, che simula un Parlamento nuovo, se si votasse oggi e con la nuova legge proporzionale: ebbene, per i renziani sarebbe un bagno clamoroso; porterebbero a casa appena 4 seggi alla Camera e 1 al Senato. Il sogno di Matteo Renzi, insomma, sarebbe finito. E allora ecco il vero sospetto in casa dem: i renziani vogliono far saltare tutto prima che si chiuda la morsa tra riduzione dei parlamentari e nuova legge elettorale, e ormai starebbero cercando solo un pretesto per far cadere il governo. Di qui, la sequela di smarcamenti. Si chiude così forse il giorno più duro per i rapporti tra Pd e Iv. --© RIPRODUZIONE RISERVATA