Prescrizione Il piano Pd in collisione con Bonafede
ROMA. Non finisce qui, la telenovela della prescrizione. Il Pd l'aveva promesso e lo farà: oggi presenta una «sua» proposta di legge per modificare il sistema della prescrizione. Un meccanismo che però va in totale rotta di collisione con la riforma Bonafede (in vigore a partire dal 1 gennaio 2020). Evidentemente in tema di giustizia le distanze tra i partiti della maggioranza sono ancora notevoli, al punto da lasciar presagire nuove rotture. La riforma l'hanno scritta parlamentari Walter Verini, responsabile Giustizia del Pd, Alfredo Bazoli, capogruppo alla commissione Giustizia di Montecitorio, Franco Mirabelli, capogruppo in Commissione al Senato. Il meccanismo è abbastanza chiaro: prevede di bloccare gli orologi per 24 mesi dopo una sentenza in primo grado e altri 12 mesi dopo il secondo grado. In questo modo, una sospensione di 3 anni permetterebbe di portare a compimento i processi, ma senza intaccare il principio che un reato non è eterno ma ha un tempo di scadenza. La riforma Bonafede, invece, prevede una sospensione «sine die» dopo il primo grado che in pratica è un'abolizione. Era stato il vicesegretario dem, Andrea Orlando a dare il segno politico più forte nei giorni scorsi: «Non si è trovato al momento - ha detto prima di Natale a Radio Radicale - un elemento che possa riequilibrare lo stop alla prescrizione dopo il primo grado. Credo che il Pd dovrà presentare un ddl che ripristini in qualche modo il sistema della prescrizione. E questo ddl dovrà andare avanti. O si trova un accordo di maggioranza, e allora questo ddl sarà superfluo, o non si trova, e allora sarà una garanzia». Il tema delle garanzie costituzionali, secondo i dem non è negoziabile. È tranchant, ad esempio, il ragionamento del senatore Stefano Ceccanti, costituzionalista prestato al Pd: «Purtroppo la norma incostituzionale sulla prescrizione entrerà in vigore il Primo gennaio. Se non si riuscirà a provvedere come si dovrebbe, nel corso di un giudizio incidentale perverrà prima o poi alla Corte per fare la prevedibile fine di essere eliminata». Eppure l'altra notte, quando la Camera ha votato la Manovra, solo Italia Viva ha votato con Forza Italia per far saltare la riforma. «A guardare le spalle al Guardasigilli ci hanno pensato Zingaretti e compagni, che hanno predicato bene, ma razzolato male», denuncia Enrico Costa. --FRA. GRI.© RIPRODUZIONE RISERVATA