Renzi e Alfano: «Al Colle un politico»
di Maria Berlinguer wROMA Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si vedranno da soli oggi a colazione a Palazzo Chigi. Il Cavaliere ha infatti deciso di disertare le «consultazioni» ufficiali che ieri il premier ha riservato alle delegazioni dei partiti per il Quirinale. Il leader di Forza Italia, dopo aver fatto il punto con i suoi più stretti collaboratori a palazzo Grazioli, ha deciso di mandare i capogruppo Romani e Brunetta a parlare con il premier. Motivo? Renzi non avrebbe svelato le sue carte sul nome del futuro inquilino del Colle durante l'incontro e Berlusconi, come ha già fatto sapere al premier nei diversi colloqui telefonici che ci sono stati in questi giorni, vuole almeno 24 ore di tempo per pensarci. Dunque il faccia a faccia ci sarà solo oggi. Prima, Renzi tornerà a incontrare deputati e senatori del Pd, convocati ai gruppi per le 8 e le 9,30. Sarà questa l'occasione per il segretario premier di rendere noto qual è il vero candidato di Palazzo Chigi per la successione di Giorgio Napolitano. Niente affatto. Il nome del suo candidato per il Colle Renzi lo farà solo sabato, a ridosso della quarta votazione, quando il quorum per la elezione del presidente della Repubblica scenderà a 505 grandi elettori. «Alle prime tre votazioni si voterà scheda bianca, siamo d'accordo che il gruppo del Pd e quello dell'area moderata possano essere determinanti alla quarta votazione», conferma il capogruppo di Fi al Senato, Paolo Romani, lasciando Palazzo Chigi. In ogni caso, come aveva anticipato Angelino Alfano dopo aver incontrato il premier nel pomeriggio con la delegazione del Ncd, il futuro inquilino del Quirinale dovrebbe essere un politico, non un tecnico. «E' sempre un onore essere citato in queste occasioni ma ho già molto da fare come ministro dell'Economia», dice Pier Carlo Padoan, il cui nome era dato in ascesa per la poltronissima negli ultimi giorni. La rosa dei papabili a 24 ore dalla prima votazione si va via via restringendo. Stabili le quotazioni di tutti gli ex segretari del Pd da Veltroni a Fassino, i nomi più gettonati del momento sarebbero quelli di Giuliano Amato e di Sergio Mattarella. Amato, con Pier Ferdinando Casini, è nella rosa dei candidati preferiti da Berlusconi ma può contare anche sui voti della minoranza del Pd. Mattarella, ex ministro della sinistra Dc che si dimise contro la legge Mammì che favoriva il Biscione, non sarebbe affatto gradito al Cavaliere, già in difficoltà con i fittiani di Forza italia. I giochi però non sono ancora fatti. E lo dimostra anche la doppia smentita che ieri Palazzo Chigi ha voluto fare sulle «ricostruzioni» giornalistiche dei colloqui a Palazzo Chigi. Il premier ha ascoltato le considerazioni delle varie delegazioni. A tutti ha ribadito che il presidente dovrà essere una personalità «solida», lasciando capire che sta pensando a un politico e non a un tecnico, Quanto alla possibilità che il Parlamento si «incarti» oltre la quarta votazione, il premier sarebbe tornato a evocare i rischi per il proseguo della legislatura. Salvo poi smentire perché «le ricostruzioni del pensiero di Renzi non corrispondono alla realtà». Lo scenario però resta fluido, Pippo Civati, uno dei leader della minoranza del Pd, continua a sfidare il suo partito chiedendogli di votare per Romano Prodi, già dalla prima votazione. Oggi il M5S dovrebbe inserire il nome del professore nella rosa da sottoporre al vaglio della Rete. Si dice che Roberto Casaleggio potrebbe essere tentato di sponsorizzare il nome del fondatore dell'Ulivo per provare a mettere in difficoltà il premier e e scompaginare l'asse con Silvio Berlusconi. Di certo Prodi, che pure si è chiamato fuori dalla corsa, avrebbe i voti di Sel e forse della minoranza Pd. ©RIPRODUZIONE RISERVATA