La minoranza Pd non voterà l'Italicum

di Gabriele Rizzardi wROMA «Dispiace rimanere in silenzio in Aula. E ancora più doloroso è non partecipare alle votazioni assieme al proprio gruppo, e spero cada presto il velo di incomprensione tra noi senatori del Pd». Sono passate da poco le 18 e nell'Aula del Senato, dove va in scena l'ennesima seduta ad oltranza voluta per consentire al governo di approvare l'Italicum entro martedì prossimo, il senatore della minoranza Pd, Walter Tocci, si prepara a una nuova ripresa delle ostilità. La ferita dell'emendamento Esposito, che ha liquidato 35 mila emendamenti contrari e ha confermato l'impianto dell'Italicum compresi i capilista bloccati, è ancora aperta e Tocci annuncia che i dissidenti continueranno a dare dispiaceri a Renzi. «I senatori della minoranza del Pd non voteranno il maxiemendamento a prima firma Anna Finocchiaro che recepisce gli accordi di maggioranza sull'Italicum». La brutta notizia per la maggioranza e per il governo arriva nel giorno in cui il ministro Boschi non nasconde il suo ottimismo: «Dopo anni di rinvii siamo a un passo da una legge elettorale che rottama gli inciuci e le liste bloccate». La legge elettorale è davvero in dirittura d'arrivo, come dice il ministro delle Riforme? È difficile immaginare che l'Italicum, sul quale pendono ancora 500-600 votazioni (gli emendamenti sono 12 mila, molti dei quali "cangurabili") possa essere approvato entro i tempi stabiliti dal governo. Questo, però, non impedirà di dire a Renzi, che oggi incontrerà a Firenze la cancelliera tedesca Angela Merkel, che il programma di riforme messo a punto dal governo è vicino al traguardo. Quel che è certo è che la minoranza del Pd e i frondisti di Forza Italia guidati da Raffaele Fitto continueranno a dare battaglia. «Una parte del Pd non voterà la legge elettorale» avverte Stefano Fassina, per il quale sta prendendo forma il «Partito del Nazareno». «La nostra battaglia proseguirà alla Camera» aggiunge il bersaniano Miguel Gotor. Nonostante i mugugni e le proteste, le votazioni al Senato continuano anche di notte. Ieri, l'aula di Palazzo Madama ha approvato a stragrande maggioranza (257 sì, 8 no e 2 astenuti) un emendamento di Ugo Sposetti (Pd) che impone ai partiti di depositare anche lo statuto, oltre al simbolo e alle liste, al momento delle elezioni. Bocciato, invece, con 170 no, 77 sì e 4 astenuti, l'emendamento presentato da Lucrezia Ricchiuti (minoranza Pd) che prevedeva le elezioni primarie obbligatorie per la formazione delle liste (sia i capilista bloccati, sia gli altri candidati). ©RIPRODUZIONE RISERVATA