Rilasciate Greta e Vanessa: sono a casa
di Maria Rosa Tomasello wROMA Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono libere. Cinque mesi e quattordici giorni dopo la loro scomparsa, le due giovanissime cooperanti italiane rapite in Siria il 31 luglio scorso, tre giorni dopo il loro arrivo nel Paese in fiamme, sono rientrate in Italia con un volo atterrato nella notte a Ciampino. Ad accoglierle all'aeroporto hanno trovato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e, tra le dichiarazioni soddisfatte, gli abbracci e le lacrime, le polemiche per il presunto riscatto da 12 milioni di euro pagato per il loro ritorno a casa. La speranza si era materializzata a fine anno quando per la prima volta, dopo il lunghissimo, angoscioso silenzio calato dopo il rapimento, Vanessa, 21 anni, di Brembate (Bergamo) e Greta, 20 anni, di Gavirate (Varese), erano riapparse in un video rilasciato su YouTube nella notte di San Silvestro. I volti pallidi e magri, incorniciati da un velo, avvolte in una "abaya", una lunga tunica nera, con la data della registrazione, probabilmente fittizia, indicata da un cartello - 17 dicembre – avevano lanciato con gli occhi bassi il loro drammatico appello. «Supplichiamo il governo e i suoi mediatori di riportarci a casa prima di Natale. Siamo in estremo pericolo e potremmo essere uccise – avevan detto in inglese una delle due volontarie – Il governo e i suoi mediatori sono responsabili delle nostre vite». Per gli osservatori bene informati, il filmato era la prova attesa che le due ragazze erano in vita, reso pubblico per mettere sotto pressione l'Italia, alzando il prezzo del riscatto. I soldi, non ragioni ideologiche, politiche o religiose, secondo la stampa libanese, sarebbero stati fin dall'inizio, il movente del rapimento: le due ragazze, sarebbero state adescate e spinte a fidarsi da un attivista della zona per essere trasformate in merce di scambio. Dal momento della loro sparizione Greta e Vanessa sarebbero passate di mano almeno due volte, per essere alla fine prese in consegna probabilmente, dai miliziani della Jabhat al Nusra, ala siriana di al Qaeda, un gruppo che fa fortuna con i rapimenti. E, nei mesi del sequestro, sarebbero rimaste sempre con ogni probabilità nella stessa zona dove erano sparite, a sud-ovest di Aleppo, nella campagna di Abizmu. A ipotizzare che per il loro rilascio possano essere stati pagati 12 milioni di dollari è stata ieri la tv di Dubai al Aan, ma la notizia non è confermata. «Se veramente per liberare le due amiche dei siriani il governo avesse pagato un riscatto di 12 milioni, sarebbe uno schifo!» commenta il leader della Lega Matteo Salvini. Vuole chiarimenti anche Fratelli d'Italia e il M5S chiede a Gentiloni di riferire in aula. Una volta a Roma le due ragazze saranno sentite a Roma in procura. La notizia della liberazione è stata data ieri, attorno alle 17, da fonti legate ai ribelli siriani, quindi la conferma con un tweet di Palazzo Chigi, «sono libere, torneranno presto in Italia», e l'annuncio in aula, alla Camera, del ministro Maria Elena Boschi, accolto da un lungo applauso. Nelle case delle due ragazze intanto esplodeva la gioia, mentre a Brembate e Gavirate le campane suonavano a festa: «Matteo Renzi ci ha telefonato per darci la notizia – ha detto Matteo Ramelli, fratello di Greta – La Farnesina ha fatto un lavoro fantastico. È l'ora della gioia». E ora si spera anche per padre Paolo Dall'Oglio: «È vivo e si trova nelle prigioni dello Stato islamico a Raqqa» riferisce @sadeer1, l'account che ha anticipato la liberazione di Greta e Vanessa. ©RIPRODUZIONE RISERVATA