«Restituire i soldi? Preferiamo il processo»

di Maria Fiore wPAVIA «Restituire le cifre contestate? Non ci penso proprio. Ogni spesa compiuta negli anni che ho trascorso al Pirellone ha una sua giustificazione: la mia attività politica». Le parole di Lorenzo Demartini, consigliere della Lega in Regione nel 2008 rimasto coinvolto nell'inchiesta sulle "spese pazze" in Regione, potrebbero essere messe in bocca, così come vengono pronunciate, anche agli altri consiglieri pavesi per i quali la procura di Milano chiede il processo. In sei dovranno presentarsi, insieme ad altri 58 colleghi lombardi di diversi schieramenti, davanti al giudice Fabrizio D'Arcangelo, che dovrà decidere se mandarli a giudizio oppure proscioglierli. L'udienza è stata fissata per il 2 febbraio. A rischiare il processo per truffa e peculato sono, oltre a Demartini, il leghista Angelo Ciocca, Vittorio Pesato del Pdl (non più in Regione), Francesco Fiori, eletto per il Pdl nel 2008, Antonella Lottini, consigliere dello stesso partito fino al 2010, Lorenzo Demartini, consigliere della Lega nel 2008, e Carlo Porcari, ex consigliere del Partito democratico e indagato in qualità di capogruppo del partito, incarico che ha ricoperto fino al 2010. Accanto all'inchiesta penale, però, risulta ancora aperto il procedimento della Corte dei Conti, che contesta le spese sostenute dai consiglieri durante il loro mandato perché «non giustificate», in alcuni casi con cifre perfino più alte rispetto a quelle contestate dalla procura. Finora la sentenza è arrivata solo per Ciocca, condannato insieme all'allora capogruppo della Lega Stefano Galli, a risarcire alla Regione quasi 22mila euro di spese. Per evitare il procedimento della Corte dei conti, sei dei 64 consiglieri hanno deciso di restituire i soldi contestati dai magistrati contabili. Non i consiglieri pavesi. «Anzi, per quanto mi riguarda voglio andare a processo – dice Demartini –. Quei soldi sono stati utilizzati per promuovere l'attività politica del gruppo nel modo indicato e messo per iscritto dallo stesso gruppo e ufficio di presidenza. Più che imputato, mi sento quindi parte lesa». Il procedimento della Corte dei conti riguarda, per ora, 22 consiglieri, a cui vanno tolti i sei che hanno restituito proprio per evitare il processo. «La questione non è ancora chiusa – dice Vittorio Pesato –. I nostri avvocati stanno facendo il loro lavoro. No, nemmeno io ho restituito, perché sarebbe come ammettere di avere speso davvero i soldi in maniera impropria. Così non è stato». Ciocca, che presenterà ricorso contro il verdetto della Corte dei conti, si augura «che l'inchiesta si concluda in fretta, così da chiarire una volta per tutte se queste spese erano ammissibili oppure no».