Renzi e il successore «Serve un arbitro e di grande livello»
La signora Clio ieri mattina è tornata nella sua casa di via dei Serpenti nel quartiere Monti a Roma . Un sopralluogo di un'ora, in attesa del rientro con il marito, Giorgio Napolitano. Intanto il rione si prepara e gli sta preparando anche una festicciola: «'Na cosa soft, senza buttarla in caciara», spiegano in perfetto "romanesco". Il macellaio Pietro Stecchiotti ha il locale in via Panisperna, una delle arterie del rione. Un fazzoletto di strade a due passi dal Quirinale che sono Roma-Roma, quella vecchia degli artigiani e dei fruttaroli e quella nuova delle vinerie bio. Monti è "cool" proprio per questo. Stecchiotti è uno dei pilastri del quartiere e conosce i coniugi Napolitano da anni, prima del Colle, prima di "Re Giorgio". «Aspetto - racconta - che la sua addetta stampa mi dica la data esatta del rientro. Nel mentre mi sono messo d'accordo con il bar della piazzetta: quando sarà gli diamo il ben tornato. Prepareremo una torta, un po' di musica, qualcosa che ricorda il rione. Lo facciamo subito, senza aspettare il suo compleanno, che cade a giugno». Figuriamoci, Monti che riabbraccia il suo Presidente: un evento. Stecchiotti capisce al volo. «Io mi auguro che vengano i suoi amici, non i radical chic per farsi vedere...». L'appartamento è stato ristrutturato? Il corniciaio di via dei Serpenti sorride sornione. «Ci conosciamo da 40 anni, ci diamo del tu. Ma io mai quando c'è gente, fosse solo la scorta: "Buongiorno Presidente". Insomma, per rispetto». E quindi? Pare che facciano dei lavori, non è che la signora Clio ha portato un ricordo da inquadrare, uno specchio da accomodare... Niente, il corniciaio è una tomba. Però ammicca. «Ci sono da sistemare ancora due cosette...». di Gabriella Cerami wROMA Nei corridoi di Montecitorio e di Palazzo Madama non si parla d'altro: «Chi sarà il successore di Giorgio Napolitano al Colle?». Il toto-Quirinale è partito e a poco servono le parole di Matteo Renzi, per il quale «è ancora prematuro discuterne». Anche perché, si sa, la strategia è allo studio da tempo e l'identikit è tracciato. Infatti lo stesso premier descrive così il prossimo Capo dello Stato: «Dovrà essere un arbitro saggio, una personalità di grande livello». E poi ancora: «Non è il giocatore di una delle due squadre ma ha rilevanti responsabilità nella vita quotidiana, rilevantissime in alcuni momenti storici…». Tutti questi indizi - secondo alcuni - lasciano pensare a un politico, sicuramente del Pd, ma fuori dai giochi politici attivi. Viene così esclusa l'ipotesi di un tecnico. Qualcuno va oltre e ipotizza alcuni nomi. Per la presidente della Repubblica si pensa a Sergio Mattarella o a Pierluigi Castagnetti, entrambi ex Margherita. Il primo è stato più volte ministro e attualmente è giudice costituzionale, mentre il secondo, nella precedente legislatura, ha ricoperto l'incarico di presidente della Giunta per le Autorizzazioni a precedere della Camera. Si parla anche, con una certa insistenza, dell'ex Ds e fondatore del Pd Walter Veltroni, lontano dai Palazzi della politica da un po' di tempo. La riunione della segreteria Pd, convocata per questa mattina, dimostra che le trattative sono serrate. Ma il giorno decisivo potrebbe essere venerdì, quando si incontrerà la Direzione dem. Intanto l'ex segretario Pierluigi Bersani, interlocutore del premier in rappresentanza delle minoranze Dem, interviene con fermezza: «Bisognerà trovare una soluzione che giustifichi il fatto che questo stesso Parlamento ha detto di no a Franco Marini e a Romano Prodi. Bisogna trovare qualcuno di almeno comparabile a quelli che hanno segato». E chissà se non saranno proposti, ancora una volta, proprio i nomi dell'ex presidente del Senato e dell'ex presidente del Consiglio. Su queste e su altre ipotesi è al lavoro il sottosegretario Luca Lotti che studia quanti voti può ottenere ogni singolo candidato. Il Pd - tra parlamentari e grandi elettori - dovrebbe contare su 450 voti. Il condizionale però è d'obbligo e l'incubo dei cosiddetti "101 franchi tiratori" è ricorrente, tanto che questa volta se ne temono anche 200. Per eleggere al quarto scrutinio il nuovo presidente della Repubblica servono 505 preferenze, quindi Forza Italia sarà indispensabile. L'idea del premier è quella di arrivare all'appuntamento con un nome preciso, che potrebbe anche nascondere sorprese. Con Mattarella, Castagnetti e Veltroni, prendono quota il presidente dell'Anci Piero Fassino, ma anche la seconda carica dello Stato Pietro Grasso o il ministro Fraceschini. Infine emergono le candidature al femmine, come quella di Anna Finocchiaro o quella del ministro della Difesa, Roberta Pinotti. «I tempi sono maturi per una donna al Quirinale?», si chiedono nel Pd. Il sospetto, però, è che il nome del candidato possa restare segreto fino all'ultimo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA