Renzi: futuro presidente si elegge al quarto turno
ROMA Il nuovo presidente delle Repubblica? Si elegge al quarto scrutinio, parola di Matteo Renzir «Anche se ci fosse un accordo preventivo» sul presidente della Repubblica, «io dico che il voto buono è quello dal quarto in poi. Scommetto con lei che dal quarto lo eleggiamo», dice il premier a «Otto e mezzo». Mentre la successione di Giorgio Napolitano continua ad agitare soprattutto il Pd con il nome di Romano Prodi che sembra tornato in auge, Renzi mostra ottimismo. «Io sono presidente del Consiglio e ragiono partendo dal concetto che il Presidente della Repubblica c'è. Questa legislatura non è riuscita nel 2013 ad eleggere il Capo dello Stato. Allora, la mia preoccupazione è far sì che non capiti ancora quello che è successo nel 2013», dice confermando che lui farà il possibile perchè i 450 delegati del Pd non giochino a Indovina Chi». Il week end, un paio di giorni ancora e Giorgio Napolitano lascerà il Quirinale. Dando un'occhiata al «totopresidente», eccezion fatta per qualche nome che si è perso per strada o si è autoescluso, la lista dei papabili resta sempre la stessa. Ci sono gli evergreeen, gli incoronati dal web, i politici puri, i tecnici, i cattolici, i laici, gli outsider, gli autocandidati. E iniziano a fiorire le prime «rose» (come quella che, sussurrano ambienti della maggioranza, sarebbe stata sottoposta tra Natale e Capodanno all'attenzione di Berlusconi, con la «cinquina» Finocchiaro, Mattarella, Castagnetti, Fassino, Veltroni). Intanto, quali che siano le intenzioni di chi lo ha spinto in campo, non è un buon viatico per Romano Prodi essere diventato il prototipo del candidato anti-Nazarenò, ora che il Patto tra Renzi e Berlusconi appare più che mai blindato. È ragionevole pensare che il nome del Professore non sarà appoggiato dai fan dell'intesa. Ma come osserva la fedelissima Sandra Zampa, «il nome c'è», soprattutto dopo lo scivolone della norma «salva-Cav». E da Bersani a Civati, da Sel ai fittiani a pezzi dell'area moderata, cresce l'idea di farne un simbolo, convergendo sull'uomo acclamato dall'Assemblea Pd nel 2013 per poi essere affossato proprio da 101 franchi tiratori dem. Con una ferita che, dice Rosy Bindi, «sanguina ancora». Intanto il premier tiene coperte le carte ripetendo il mantra di un presidente per le riforme, di garanzia, eletto senza veti da una maggioranza ampia. Renzi insiste per dare al prossimo Capo dello Stato un ruolo di «custode» delle riforme. Per la Carta costituzionale il Presidente presiede il Csm ed il consiglio Superiore di Difesa, nomina i senatori a vita, il premier e, su sua proposta, i ministri, nomina i senatori a vita, scioglie le Camere, firma i decreti legge, promulga le leggi.Ma soprattutto tutela la Costituzione.