La Lega dalla "Padania" alla conquista del Sud
di Gabriella Cerami wROMA Un tempo c'erano la Lega Nord, la "Padania libera", la secessione e i fazzoletti verdi. Adesso il Carroccio 2.0 raddoppia e parte alla conquista del Sud, anche qui in nome dell'autonomia. Lo fa con un logo giallo e blu su campo bianco, e il nome del suo leader a caratteri cubitali. Nasce "Noi con Salvini", il nuovo soggetto politico, presentato ieri a Montecitorio, che mette definitivamente da parte lo slogan della stagione maroniana "Prima il Nord". Perché «adesso ce la giochiamo in tutta Italia», annuncia Matteo Salvini, lo stesso che qualche anno fa, una notte a Pontida, aveva intonato cori contro i napoletani con i giovani padani. Ma ora è cambiato tutto, tanto che il leader della Lega Nord e della neonata Lega Sud è pronto a giurare: «Non ho mai attaccato i cittadini del Meridione, ma solo le cattive amministrazioni. Per noi Roma ladrona era quella che sta emergendo adesso con Mafia Capitale, non le brave persone che qui vivono…». Sono arrivati in tanti per assistere al taglio del nastro del nuovo partito che si presenterà alle prossime elezioni dall'Umbria in giù. Sono arrivati da Bari: «Matteo, facciamo un video per la pagina Facebook Bari con Salvini. Ti aspettano». E lui, dopo un selfie, fa sapere: «A gennaio parte un tour in tutto il Centrosud, abbiamo già 120 inviti». In sala solo posti in piedi. Ci sono anche i calabresi, i siciliani, con una candidatura pronta nell'agrigentino. Ci sono tutti, compresi alcuni ex parlamentari che hanno già sposato il progetto: tra gli altri Silvano Moffa, Souad Sbai, Francesco Proietti Cosimi. Tutti esponenti di destra, ex Popolo della Libertà o Forza Italia. Ma il nuovo contenitore politico «non è un tram su cui salire per salvare la poltrona. Diciamo no a riciclati - avverte Salvini - vogliamo energie fresche». E il leader della Lega lancia un invito all'elettorato di Fi, Ncd e Udc. La conquista dei voti è iniziata. Tornando al Sud, «qui hanno capito che le cose non funzionano, ora c'è consapevolezza del federalismo, c'è voglia di autonomia», dice il Capitano (così viene chiamato il numero uno del Carroccio). E infine ribadisce i due capisaldi della lotta: "No Euro" e "no immigrati". Adesso per Salvini restano da superare le diffidenze degli elettori meridionali dopo anni di attacchi ma anche quelle di chi "in Padania" grida al tradimento o vede nell'operazione pericoli di infiltrazioni politiche e criminali. Il Dna della Lega resta lo stesso, garantisce. Ma dal fondo della sala si alza una voce: «Matteo, nel simbolo non c'e' più il verde della Lega». Il leader ha la risposta pronta: «A scuola, quando facevo i disegnini, mi hanno insegnato che giallo e blu danno il verde. Lo abbiamo sdoppiato per avere lo stesso risultato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA