«Contro Alberto undici gravi indizi»

dall'inviato Lorella Gualco wMILANO «Chiediamo giustizia per Chiara». Con queste parole è cominciata e con queste parole è finita la lunga giornata dedicata agli interventi dei legali della famiglia Poggi nel processo d'appello bis per il delitto di Garlasco. Secondo i legali di parte civile, Alberto Stasi va condannato perchè ha mentito, ha taciuto particolari decisivi e ha ostacolato le indagini. E perchè ci sono 11 indizi «gravi, precisi e concordanti» che portano a lui e a nessun altro. Per gli avvocati dei Poggi, quindi, può essere stato solo il commercialista 31enne ad uccidere la fidanzata il 13 agosto 2007. Gli avvocati Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna hanno chiesto che Alberto Stasi, «venga condannato alla pena di giustizia» associandosi al sostituto procuratore generale Laura Barbaini che, nella precedente udienza aveva chiesto la condanna a 30 anni per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Compagna prima e Tizzoni poi, parlando tre ore ciascuno, hanno passato in rassegna quella che hanno definito «una ricchezza e varietà di elementi probatori che porta ad una conclusione logica obbligata». Indizi già emersi nel corso dei precedenti processi e due indizi nuovi: i graffi su un braccio di Alberto (non fotografati, ma notati da due carabinieri) e l'individuazione dell'impronta di scarpe numero 42, compatibili con le calzature abitualmente indossate da Alberto. Il materiale raccolto in passato non era però stato sufficiente per condannare. Stasi è stato assolto due volte prima che la Cassazione annullasse la sentenza e ordinasse il ritorno del processo alla Corte d'assise d'appello. Se ora la bilancia si sposterà verso la colpevolezza lo potranno dire solo i giudici. Ma ieri, nella dodicesima udienza, la parte civile ha tirato le sue 11 frecce contro Alberto. Gli undici indizi. Gli indizi importanti, secondo i legali dei Poggi, vanno dal rapporto di familiarità tra vittima e assassino («la prova è che Chiara alle 9.12 del mattino ha aperto la porta di casa e l'ha lasciato entrare, non l'avrebbe mai fatto con uno sconosciuto») ai problemi nati all'interno della giovane coppia di fidanzati, dalla mancanza di alibi di Stasi alla asserita falsità del suo racconto. Su questo punto, in particolare, la parte civile sostiene che la versione di Alberto non regge: il giovane avrebbe solo finto di essere entrato in casa della fidanzata nel primo pomeriggio e di aver scoperto il delitto. «In realtà aveva già ucciso Chiara al mattino e lo dimostra il fatto che solo l'assassino può aver visto il viso della vittima ancora bianco, come ha riferito Stasi, mentre al momento del ritrovamento, il corpo era scivolato lungo la scala e il viso era coperto dai capelli e dal sangue», dice la parte civile. Contro Alberto ci sarebbero poi il Dna di Chiara trovato sui pedali della bici bordeaux di Stasi, indizio rafforzato dallo scambio di pedali dalla bici nera sospetta, perchè simile a quella vista da due vicine di casa la mattina del delitto vicino a villa Poggi, all'innocua bici bordeaux. Poi ci sono le impronte lasciate da Stasi sul dispenser del sapone nel bagno di casa Poggi, un indizio già noto ma anche questo rafforzato da una novità venuta alla luce in questo appello bis, cioè la foto che metteva in evidenza le impronte di quattro dita sul pigiama della vittima. Un elemento poi cancellato quando il corpo di Chiara è stato girato e le impronte hanno finito col confondersi con le chiazze che insanguinavano il pavimento, ma che proverebbe come l'assassino si sia lavato le mani nel bagno di casa Poggi. Un altro argomento portato dagli avvocati di parte civile è legato alla bici. «Perchè Alberto ha taciuto sul possesso di più bici nere?», chiedono i legali dei Poggi, che poi hanno ribadito come Stasi non potesse entrare in casa e scoprire il corpo della fidanzata senza sporcare di sangue le suole delle scarpe. Questa circostanza ha trovato, secondo la parte civile, ulteriore conferma nelle recenti perizie ordinate dalla Corte d'assise d'appello. Le calzature Lacoste consegnate da Stasi ai carabinieri erano invece pulite, ma le impronte di scarpe numero 42 con suola a pallini trovate sulla scena del crimine sono, sempre secondo le accuse, compatibili con il numero di piede di Alberto. Poi la telefonata al 118 che sarebbe stata fatta non davanti alla villa del delitto, ma alla caserma dei carabinieri. Infine, come detto, i graffi notati sul braccio di Stasi. «Abbiamo cercato di dare il nostro contributo alle indagini _ ha affermato l'avvocato Francesco Compagna _ portando elementi sul piano tecnico-scientifico. Non possiamo dire con certezza se sulla base di quanto emerso Alberto sarà condannato, non ci sostituiamo alla Corte. Ma noi non abbiamo mai avuto una posizione pregiudiziale contro alcuno, la nostra posizione è legata alla valutazione degli atti. I dati emersi nel corso di questi procedimento rafforzano gli indizi e, a nostro parere, hanno una valenza decisiva».