Renzi: «La mia sinistra sta con i deboli»
ROMA «Il Pd sa da che parte stare. Sta dalla parte dei più deboli. La mia sinistra non ha bisogno di esami del sangue». Accusato dalla minoranza del Pd e dai sindacati di voler fare una politica di destra, Matteo Renzi replica ai suoi detrattori con una lettera inviata a Repubblica. Il premier non accetta di essere raffigurato come un leader che vuole portare avanti politiche neo liberiste. Il tutto all'indomani della polemica a distanza scatenata dalla frase di Maurizio Landini sulle "persone oneste" e il consenso a Renzi.«Ho sempre rivendicato - dice il premier - l'appartenenza del Partito democratico alla sinistra, alla sua storia, la sua identità plurale, le sue culture, le sue radici». Il jobs act è di destra? No, è di sinistra, come il Pd. E, per dimostrarlo, il presidente del Consiglio difende fino in fondo la riforma del lavoro che non convince i sindacati e la minoranza del Pd, che contesta l'intera linea politica, puntando il dito proprio contro l'abolizione dell'articolo 18 e la riforma del lavoro. «Non siamo noi, non è il governo, non è il Partito democratico a cercare lo scontro» scrive il premier, che aggiunge: se entriamo nel merito del jobs act vediamo che non c'è riforma più di sinistra». Quanto al patto del Nazareno, il segretario del Pd specifica che il partito «ha chiara la differenza tra maggioranza e opposizione così come ha chiaro che le regole del gioco si prova a cambiarle assieme per poi tornare a dividersi su tutto il resto». La lettera del premier non convince Maurizio Landini, che due giorni fa aveva detto «Renzi non ha la fiducia delle persone oneste» e ieri si è scusato. «Va bene, ho detto una cavolata ma la protesta dei lavoratori c'è e il governo non può nasconderla» spiega il leader della Fiom, che non fa marcia indietro: «Il governo sbaglia». Ma ad attaccare il premier sono anche Stefano Fassina e Gianni Cuperlo. «Renzi? L'obiettivo vero è stato raggiunto: libertà di licenziamento» scrive su Facebook l'ex viceministro per il quale il Pd «è sempre più in linea con gli interessi più forti e meno vicino agli interessi di chi cerca lavoro». Cuperlo apprezza invece la «rivendicazione orgogliosa a sinistra di Renzi» ma mantiene tutte le sue riserve sulla riforma del lavoro: «Ci sono aspetti critici sui quali il dissenso è profondo. Così come è non posso votare il jobs act». Un assist al premier arriva invece dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: «Ho fiducia che Renzi mantenga la sua parola sul jobs act e non temo insidie nei decreti delegati...». (g.r) ©RIPRODUZIONE RISERVATA