Debito bestia nera, ripresina solo nel 2015
di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Il debito pubblico è la bestia nera dell'Italia, che quest'anno per giunta non cresce e pertanto tempo ancora non vedrà calare la disoccupazione. È un brutto quadro quello che ha dipinto ieri la Commissione europea nelle sue previsioni economiche, presentate in coppia dal commissario agli Affari economici Pierre Moscovici e dal vice presidente responsabile della crescita Jyrki Katainen. Un Paese in affanno. Dall'analisi di Bruxelles emerge un Paese ancora in affanno, con ripresa incerta e tutta da consolidare. Quest'anno il Prodotto interno continuerà a calare (-0.4%) per tornare a salire nel 2015 (0,6%) e nel 2016 (1,1%). In primavera la previsione molto più ottimistica: più 0,6% nel 2014 e più 1,2 nel 2015. Questo andamento sarà accompagnato da un aumento complessivo degli investimenti, che passeranno dal meno 2,5% calcolata a fine 2014, all'1,4% nel 2015, e al 3,1 nel 2016. Disoccupazione non cala. Il tasso di disoccupazione resterà su livelli drammatici. Previsto al 12,6% per il 2014, resterà immutato nel 2015 e scenderà appena appena al 12,4% nel 2016. A questo si aggiunge un aumento dei prezzi al consumo troppo modesto per rimettere in moto l'economia, con l'inflazione che ora è allo 0,2% sarà allo 0,5 nel 2015 e al 2 nel 2016. Sul livello dunque calcolato "ottimale" dal sistema finanziario per sostenere la crescita: prezzi che salgono, minor costo del debito, più possibilità di investimenti e dunque più occupazione, è questo il percorso "virtuoso". Debito e deficit. L'Italia, dice la Commissione, rispetterà il vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil e i progressivi cali (2,7 nel 2015 e 2,2 nel 2016), ma la riduzione del debito, come in realtà era atteso non ci sarà: saremo al 132,2 per cento del Pil nel 2014, poi si salirà a 133,8 nel 2015, per ricominciare a scendere (132,7%) nel 2016. Preoccupa forse di più il dato sul pareggio strutturale di bilancio, annunciato per il 2017. La Commissione fa previsioni solo fino al 2016, e il dato è in crescita: si passerà da 0,8% a un per cento. Questo significa che l'Italia tra il 2016 e il 2017 dovrà fare aggiustamenti di un punto percentuale per rispettare gli impegni. Tradotto in parole della relazione, la situazione economica italiana è vista in "stagnazione", e con una ripresa che "rimane fragile". Eurozona tutta in ritardo. Ripresa fragile e crescita debole, più di quanto si fosse previsto anche per la zona euro nel suo complesso. Per il 2014, la Commissione prevede un Pil in crescerà dello 0,8% e nel 2015 dell'1,1%. Cifre riviste al ribasso rispetto a maggio, quando l'incremento del Pil dell'eurozona era indicato all'1,2 per cento quest'anno e all'1,7 il prossimo. Male anche l'Europa nel suo complesso: nei Ventotto il Pil si fermerà all'l'1,3% quest'anno e all'1,5 nel 2015. I 300 miliardi di Juncker decisivi per la ripresa. In un' Europa dove anche la Germania crescerà di un modesto 1,1% contro il già contenuto 1,3 previsto per il 2014, una delle «cause principali della scarsa crescita sono gli investimenti deboli», dice Pierre Moscovici: «Il livello degli investimenti - sottolinea - resta di gran lunga al di sotto rispetto ai livelli pre-crisi sia nell'Ue che nell'Eurozona e questo non è una caratteristica solo dei Paesi vulnerabili». Per questo occorre «accelerare gli investimenti». Sorprese Grecia e Irlanda. L'Irlanda incassa i «complimenti di Katainen: «grazie agli aiuti dell'Europa e alle riforme è il Paese che cresce di più. Sorprende anche la Grecia, che con le dolorose misure di austerità adottate, nel 2016 dovrebbe tornare con i conti in attivo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA