Renzi: «Un disegno per spaccare l'Italia»

di Gabriele Rizzardi wROMA «Dobbiamo evitare un rischio pazzesco. C'è un disegno per spaccare in due l'Italia e dividerla tra padroni e lavoratori». Dopo le tensioni per la riforma del lavoro e davanti alle dure proteste degli operai della Fiom e degli esponenti dei centri sociali, che hanno lanciato fumogeni, sassi e uova contro la polizia, Matteo Renzi si presenta nello stabilimento di Palazzoli (Brescia) dove ieri si è riunito il vertice della Confindustria. E davanti agli imprenditori difende la linea del governo sul jobs act e attacca, senza mai nominarli, i sindacati. «Se si vuole attaccare il governo non è il caso di sfruttare il dolore dei cassintegrati e dei disoccupati, perché il mio cuore è con loro» dice il premier, pronto a blindare la delega sul lavoro con la fiducia: «Se serve la metteremo. L'importante è che la fiducia non la perdano le donne e gli uomini che vogliono creare lavoro in Italia». Il presidente del Consiglio parla agli industriali bresciani e replica all'editoriale di Eugenio Scalfari assicurando che a Palazzo Chigi «non c'è un uomo solo al comando» ma un premier che «dà voce a un popolo che chiede di cambiare». In cima ai pensieri di Renzi, però, c'è sempre il braccio di ferro con i sindacati. «C'è l'idea di fare del lavoro il luogo dello scontro, mettendo uno contro gli altri. Ma non esiste una doppia Italia: questa è una delle idee che ha bloccato il Paese per 20 anni» scandisce Renzi, che fa appello all'unità nazionale e chiede uno stop a chi «aizza lo scontro». «Se vogliono contestare il governo lo facciano senza fare del mondo del lavoro un campo di gioco di uno scontro politico. Vogliono cambiare il presidente del Consiglio? Ci provino...». E ancora: «Si affrontino le questioni del jobs act. Se si vuole attaccare il governo ci sono altre strade, senza sfruttare il dolore dei disoccupati». La visita di Renzi a Brescia è stata accompagnata da momenti di tensione tra manifestanti e forze dell'ordine. Ad avere la peggio, questa volta, sono stati poliziotti e carabinieri. Un sostituto commissario è finito al pronto soccorso per contusioni multiple e un carabiniere è rimasto contuso al polso destro. Gli scontri sono avvenuti ad alcune centinaia di metri dalla recinzione dell'azienda Palazzoli. Dal corteo della Fiom sono arrivati solo fischi e slogan contro il governo e il jobs act. Il corteo dei centri sociali ha invece deviato dal percorso concordato con la Questura e ha tentato di aggredire il cordone della polizia che teneva i manifestanti a distanza dalla fabbrica. Per qualche minuto, sono volate manganellate da una parte e lanci di uova, sassi e fumogeni dall'altra. Ma ieri a tenere banco è stata soprattutto la dura reprimenda del premier nei confronti del sindacato. Un uno due che è piaciuto molto al presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi: «Lei, presidente Renzi, si è assunto il pesante fardello di far uscire l'Italia dalle secche di regole e culture sorpassate...». E la Cgil? La replica di Susanna Camusso arriva nel pomeriggio ed è un durissimo atto d'accusa. La leader del sindacato di Corso Italia dice chiaro e tondo che quella imboccata dal governo non è la strada giusta. «Al contrario, è proprio quella che divide il Paese» attacca la Camusso per la quale nelle parole del premier c'è troppo nervosismo: «Il presidente del Consiglio ancora una volta evoca fantasmi e complotti, lancia invettive e ammonimenti ma evita accuratamente di dire come si crea lavoro e come si rilancia il Paese». A chiedere a Renzi di «abbassare i toni» è anche la Cisl mentre dalla minoranza del Pd partono frecce avvelenate. La prima arriva da Corradino Mineo: «Renzi ha deciso a freddo l'attacco sull'articolo 18 per dividere Cgil e Pd. E ora fa la vittima». La seconda porta la firma di Pippo Civati: «Qui nessuno vuole arrivare alla scissione, ma se Renzi gioca ad alzare i toni è perché cerca l'incidente che gli permetta di andare alle elezioni. E io gli dico: Matteo non stare sereno...». ©RIPRODUZIONE RISERVATA