Pd: minoranza in rivolta, appello di Bersani
ROMA L'incontro del premier Renzi con i sindacati per la vertenza Ast di Terni, non sembra soddisfare del tutto le minoranze interne del Pd. Se c'è chi ha apprezzato il gesto distensivo, Stefano Fassina e Pippo Civati hanno attaccato il governo, su Def e decreto Sblocca Italia. E in serata Pierluigi Bersani ha lanciato un ammonimento a Renzi, perché ascolti i sindacati, ma anche a quella parte di minoranze che puntano alla scissione. La giornata è iniziata in maniera ruvida, con Susanna Camusso che ha invitato il governo «ad abbassare i manganelli dell'ordine pubblico», e il bersaniano Davide Zoggia che ha messo in relazione la carica di ieri contro gli operai della Ast con le affermazioni di Davide Serra, domenica alla Leopolda, per una limitazione degli scioperi. Cosa quest'ultima che ha fatto infuriare i renziani: Laura Cantini, Mario Morgoni e Francesco Scalia lo hanno invitato a smentire le proprie parole e smetterla di mettere freni al Governo: cosa che Zoggia non ha però fatto. Nelle stesse ore Pippo Civati ha negato il voto al decreto Sblocca Italia, da lui definito «un omnibus mostruoso», mentre Fassina attaccava la Legge di Stabilità che sarebbe recessiva. Ma a tentare di modificare il «mood» della giornata, ci ha pensato la presenza di Renzi al tavolo sulla Ast al ministero dello Sviluppo accanto al ministro Guidi. Qui, oltre a rassicurare le Rsu sull'impegno del governo, ha potuto stringere la mano a Maurizio Landini (oltre che ai rappresentanti di Uilm e Fim). Il gesto è stato apprezzato da un bersaniano doc come Miguel Gotor; ma all'invito dei vicesegretari del Pd Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani ad abbassare i toni per favorire la mediazione con Thyssen-Krupp per le Acciaierie, ha replicato Fassina, che ha intimato il governo a «chiedere scusa ai lavoratori manganellati». Chi ha parlato con Renzi lo descrive irritato per il fatto che gli scontri di ieri hanno oscurato mediaticamente il lavoro del governo sul tavolo per evitare i licenziamenti alla Ast, e per la «speculazione politica» che c'è stata. In serata Bersani ha mandato un messaggio a Renzi: «Nel Paese ci sono tensioni che preoccupano. È il caso di calmarsi, compreso chi dà i messaggi fondamentali, come il governo, che deve unire anzichè fomentare». Ma l'ex segretario, che nei giorni scorso è stato sollecitato da alcuni «scissionisti», è stato chiaro con loro: «il Pd è casa mia e non esiste uscire». Certo «c'è sempre stato spazio a sinistra del Pd», ma un eventuale nuovo partito rischia di essere «impotente» e costretto alla «sola testimonianza».