Chiamparino: «Più tagli ai ministeri»
di Vindice Lecis wROMA La legge di stabilità è quasi pronta, Palazzo Chigi fa sapere che sta lavorando alle limature e che lunedì sarà portata all'attenzione del presidente della Repubblica. I problemi ancora aperti non mancano. A partire dal contenzioso con le Regioni. Chiamparino ieri ha ancora sfidato Renzi. Toni soft ma fermi quelli usati dal piemontese presidente delle Regioni per chiedere al premier di avviare un vero confronto sui tagli previsti (ma ancora non si conoscono nel dettaglio gli elaborati) nella legge di Stabilità. «Non c'è niente di irreparabile, la nostra volontà è di trovare un accordo, non fare i Masanielli per avere visibilità politica» spiega mentre conferma, da una parte la «volontà ferrea di trovare un'intesa» e, dall'altra di essere un fedele renziano. «Non ho nessun dubbio che Renzi stia facendo le cose giuste per l'Italia» commenta l'ex sindaco di Torino e attuale presidente del Piemonte (in passato esponente del Pci, del Pds e dei Ds). Tuttavia il sodalizio tra i due (Renzi lo candidò persino alla presidenza della Repubblica) sembra essersi incrinato all'indomani delle scelte contenute nella Finanziaria. «La manovra propone per le Regioni cose impossibili. L'aritmetica gli da' torto, e l'aritmetica non è di destra o di sinistra, non gufa o sta col premier», afferma. Chiamparino si è lamentato in un'intervista al quotidiano "La Stampa" che, nel giro di una notte, i tagli da tre miliardi sono diventati quattro e che nessuno lo ha avvertito. Anzi, nemmeno hanno risposto ai suoi sms. Il 90% delle spese delle Regioni è fatto di sanità e trasporti pubblici, e se Renzi dice che le Regioni «devono risparmiare 4 miliardi senza toccare sanità e trasporto, dice una cosa impossibile da realizzare perché sul resto le Regioni spendono meno di 4 miliardi». La proposta alternativa è quella di aumentare i tagli ai ministeri e ridurli alle Regioni. Il governo, insiste, non deve mettere queste ultime nelle condizioni di alzare ticket o tasse. A questi tagli bisogna ricordare anche il miliardo chiesto alle Province. «Ma quando le province finiscono i soldi per riscaldare le scuole, vengono a chiedere a me. Ovviamente non possiamo lasciare i bambini al freddo, così rimettiamo in moto il meccanismo dei debiti fuori bilancio» conclude Chiamparino. Ma i presidenti minacciano la linea dura: quello della Lombardia, Roberto Maroni, si dice pronto allo sciopero fiscale. Renzi avrebbe comunque apprezzato, a quando è stato fatto filtrare da palazzo Chigi, i toni utilizzati da Chiamparino, ma non ha fatto conoscere il suo parere sulle proposte avanzate dalle Regioni. La manovra ha anche altri punti controversi come l'aumento delle imposte sui fondi pensione. La tassazione sul rendimento del Tfr lasciati in azienda passerà dall'11,5% al 17%; quella sui rendimenti dei contributi del Tfr ai fondi pensione salirà dall'11,5% al 20% e quella sui rendimenti dei contributi previdenziali delle Casse dei liberi professionisti dal 20 al 26%. Unimpresa parla di «stangata». Interrogativi anche sul Tfr in busta paga che sarà, per la maggior parte della platea, un favore all'erario: meno tasse per i redditi sino a 15mila euro mentre più si sale e più cresce l'imposizione. La manovra è bocciata dalla Cgil: «Non credo davvero che una legge di stabilità che distribuisce risorse alle imprese, senza porre alcun vincolo» sia da considerare «espansiva» dice Susanna Camusso. ©RIPRODUZIONE RISERVATA