I genitori di Yara: «Basta illazioni»

BERGAMO I genitori di Yara rompono il silenzio mantenuto dall'arresto di Massimo Bossetti, accusato dell'omicidio della figlia tredicenne, e rispondono con durezza ai legali del muratore: «La famiglia Gambirasio ha sofferto fin troppo per dover anche sopportare sospetti ed illazioni fondate sul nulla». «Sospetti e illazioni» su quella pista della ritorsione nei confronti della famiglia per il lavoro del padre che inizialmente era stata seguita dagli investigatori ma che non aveva trovato riscontro nelle indagini. Ma per uno degli avvocati di Bossetti, Claudio Salvagni, «c'è il dovere da parte nostra di tenere aperte tutte le piste». Quella della vendetta, di cui anche Bossetti aveva detto nei suoi interrogatori di aver sentito parlare, è una pista che, chiarisce Salvagni, «abbiamo l'obbligo di tenere aperta fino a quando la procura non depositerà tutto il materiale a disposizione perché vi sono ancora troppe questioni irrisolte e noi crediamo nell'innocenza di Bossetti». Per Salvagni «vi sono moti dubbi sul fatto che quello di Yara sia stato un omicidio a sfondo sessuale». Fulvio Gambirasio e Maura Panarese, però, stavolta hanno rotto il silenzio e hanno reagito tramite i loro legali con parole dure: «Se il difensore del signor Bossetti ha degli elementi concreti che vanno in quella direzione, li porti non in televisione, ma in tribunale» scrivono Andrea Pezzotta ed Enrico Pelillo. Salvagni replica che i difensori «rispettano, come hanno sempre rispettato il dolore della famiglia di Yara» ma «non possono dimenticare che esiste un'altra famiglia distrutta», quella di Bossetti. L'uomo ieri per la prima volta ha ricevuto in carcere la visita del figlio 13enne, accompagnato dalla madre, Marita Comi. Il muratore avrebbe cercato di rassicurarlo: «Tornerò a casa presto». La risposta arriverà il 14 ottobre, quando è prevista davanti ai giudici a Brescia l'udienza per la richiesta di scarcerazione, già bocciata dal gip.