«Chiriaco rese possibile patto tra mafia e politica»

di Maria Fiore wPAVIA «Collettore di pacchetti di voti mafiosi, messi a disposizione di candidati politici in vista di segni tangibili di riconoscenza». Voti promessi in cambio di favori, dunque. Un patto tra politica e mafia «che non ha bisogno di essere formalizzato» e di cui l'ex direttore sanitario dell'Asl, Carlo Chiriaco, sarebbe stato tramite. Al manager della sanità pavese, arrestato nel 2010 e condannato in secondo grado a 12 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, i giudici della Corte di appello di Milano dedicano un consistente capitolo delle 800 pagine di motivazione della sentenza del processo "Infinito". Servono circa 80 pagine per spiegare le ragioni della condanna e il ruolo che Chiriaco avrebbe avuto nel rafforzamento della 'ndrangheta al nord, il suo ruolo nelle elezioni comunali del 2009 e nelle regionali del 2010 e i rapporti con i boss. I giudici partono dal ruolo istituzionale di Chiriaco, come direttore sanitario dell'Asl, parlando di «anomalie evidenti che connotano la nomina, avvenuta con un falso curriculum, per ragioni politiche e non competenze tecniche». La difesa, sostenuta dell'avvocato Oliviero Mazza, proprio su questo ruolo, però, aveva insistito per chiedere l'assoluzione: la commissione di inchiesta che era stata istituita all'Asl dopo gli arresti non aveva registrato illeciti nella gestione economica dell'ente da parte di Chiriaco. Ma poco importa ai giudici, «perché quello che si contesta a Chiriaco – si legge nella sentenza – non è l'illecita gestione di denaro pubblico, ma la volontaria strumentalizzazione delle funzioni di direttore sanitario dell'Asl con condotte finalizzate a contribuire al rafforzamento del sodalizio, consentendo alla Lombardia di infiltrarsi nelle competizioni elettorali, nell'ambiente sanitario, amministrativo, bancario e imprenditoriale». Chiriaco, secondo i giudici, avrebbe approfittato del suo ruolo per spostare consensi per le elezioni. Nelle motivazioni viene ripresa l'intercettazione dell'ex manager che parla dei «700 voti» promessi nelle comunali del 2009, per un candidato, da Pino Neri, l'avvocato pavese condannato a 18 anni in secondo grado per associazione mafiosa e ritenuto dai giudici "referente politico" di Chiriaco. Ma si parla anche delle regionali del 2010, dove in cambio del sostegno a un candidato sarebbe stato promesso «a esponenti della 'ndrangheta l'appalto dei servizi infermieristici» nelle carceri di Pavia, Voghera e Vigevano. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA