Il Senato accelera Addio all'indennità ma resta l'immunità

di Nicola Corda wROMA Il Senato mette il turbo, governo e maggioranza vedono la prima boa della riforma Costituzionale. Dopo una settimana di scontri all'arma bianca e di disordini, l'aula di Palazzo madama ieri ha dato una brusca accelerata al testo macinando sette articoli in due ore di votazioni. È vero che il cuore della riforma del bicameralismo era infilato tra le pieghe dei primi due articoli ma ieri si è andati avanti veloci fino all'articolo nove. Il dibattito in aula è ruotato intorno al nodo dell'immunità parlamentare, la forma di garanzia finora regolata dall'articolo 68 della Costituzione già modificato nel '93, sull'onda di Mani Pulite. La disciplina dell'autorizzazione a procedere non riguarda più le indagini ma solo la richiesta per l'uso delle intercettazioni, le perquisizioni e l'arresto. Nel testo del governo non era prevista per i nuovi senatori ma era stata reinserita in quello uscito dalla Commissione, scatenando le reazioni del Movimento 5 Stelle. I pentastellati però hanno abbandonato i lavori già dalla scorsa settimana, ieri hanno confermato la protesta e dunque non hanno potuto offrire all'aula nessun contributo. Sul web finisce la foto simbolo dei banchi vuoti, pubblicata da Francesco Russo del Pd che scrive: «Il Movimento ha perso la sua battaglia politica, hanno provato con l'ostruzionismo, ora non gli resta che lasciare l'aula». Con i voti del Partito democratico, Forza Italia, Ncd e centristi passa il testo che stabilisce le stesse garanzie per deputati e senatori. Contrari Sel e 5 Stelle ma solo i senatori vendoliani partecipano al voto. Fuori dall'aula anche la Lega Nord. Nonostante le nuove funzioni diverse, il sistema elettivo e la fine del bicameralismo, sulle guarentigie davanti al potere giudiziario, la riforma equipara i senatori ai deputati. Un punto sul quale ha insistito Chiti (Pd) che ha presentato un emendamento che escludeva lo scudo per i nuovi consiglieri regionali-senatori. «Diversi in tutto tranne che per questo tema - dice Loredana De Petris di Sel - ma il Governo va avanti come se nulla fosse, la maggioranza si è adeguata». Una materia delicata perché «regola i poteri e il loro bilanciamento - ha replicato la relatrice Anna Finocchiaro - il testo della commissione è equilibrato, il superamento del bicameralismo perfetto non toglie nulla al prestigio e all'autorevolezza del Senato». Anche per il leader dell'Udc Casini, è giusto mantenere quello che «non è un privilegio ma la giusta garanzia tra i poteri dello Stato». Bocciate così anche le correzioni intermedie che prevedevano l'immunità solo per le opinioni espresse legate al mandato parlamentare o che rimandavano l'autorizzazione a procedere alla Corte Costituzionale. Nel pomeriggio erano stati respinti tutti gli emendamenti agli articoli relativi alle prerogative dei nuovi senatori che, come previsto dal testo di maggioranza «non percepiranno più alcuna indennità» rimandando i benefici economici alla carica di consigliere regionale. Resta come da Costituzione vigente il "vincolo di mandato", correzioni bocciate anche all'articolo 9 per le norme che regolano l'iniziativa legislativa delle due Camere, ovvero l'addio definitivo al bicameralismo perfetto. Qui l'Aula ha deciso di fermarsi. Lo stop è stato stabilito di comune accordo dai gruppi quando si è giunti alle competenze legislative della nuova Camera, la riscrittura del titolo quinto e i poteri delle Regioni. Un pezzo importante della riforma dove il ruolo di uno dei relatori, il leghista Roberto Calderoli è stato determinante, anche nella riscrittura del testo uscito dalla commissione. Colpito da un lutto familiare, il vicepresidente ieri era infatti assente. Il Senato dei 100 dunque inizia a prendere forma e con questo passo di marcia entro venerdì, come stabilito dal calendario, si giungerà al primo via libera. ©RIPRODUZIONE RISERVATA