Salta la tregua a Gaza, nuove stragi

ROMA Non c'è pace a Gaza e l'ipotesi di un cessate il fuoco sembra allontanarsi sempre più, nonostante gli sforzi diplomatici in corso. Il premier Benjamin Netanyahu ha detto esplicitamente agli israeliani che il Paese deve prepararsi per una «lunga» offensiva a Gaza e avrà bisogno di forza e determinazione per «reggere» il conflitto. L'obiettivo, ha detto, è la «demilitarizzazione» della Striscia governata da Hamas e dai suoi alleati islamisti e la campagna non si fermerà fino a quando non saranno distrutti tutti i tunnel che dall'enclave passano la frontiera e penetrano in Israele. Solo ieri sera 5 miliziani sono stati uccisi dopo essere usciti da uno di questi tunnel. Il volto cupo e corrucciato, Netanyahu ha parlato al termine di una giornata lunga e difficile. La fragile pausa nelle violenze che doveva rispettare la fine del Ramadan, i festeggiamenti di Eid al Fitr, in realtà non c'è stata. A fine mattinata già si contavano le vittime palestinesi, tra cui un bimbo di 4 anni. Ma il peggio doveva ancora arrivare. Un'enorme esplosione in un piccolo parco giochi nel nord della Striscia dove in quel momento giocava un gruppetto di bambini, ha causato la morte di otto piccoli e due adulti. Almeno 40 i feriti gravi. I palestinesi hanno puntato l'indice contro un drone israeliano, ma Israele ha chiamato in causa un razzo di Hamas. Quasi in contemporanea, un'altra esplosione ha devastato un'area nel complesso del principale ospedale di Gaza, quello di Shifa: in questo caso non ci sono state vittime ma Israele ancora una volta ha puntato l'indice contro un missile di una cellula jihadista. Nel frattempo i razzi palestinesi continuavano a partire alla volta del sud di Israele. Risultato: 9 soldati israeliani uccisi. Hamas ha subito rivendicato la paternità dell'attacco. La reazione di Israele non si è fatta attendere: l'esercito ha intimato ai palestinesi dei quartieri di Shujaiyeh, Zeitun e Jabalya est di abbandonare le loro abitazioni e dirigersi verso il centro di Gaza City. Un allerta che ha anticipato di pochissimo la ripresa del "martellamento" sulla Striscia. E mentre il capo di stato maggiore dell'esercito diceva che ai civili di Gaza di prendere la distanza da Hamas, il ministro della Difesa, Moshe Yaalon, sempre a Gerusalemme rincarava la dose: «Nei prossimi giorni, Hamas capirà che non possono spezzare lo Stato di Israele». Ma Hamas non demorde: «Netanyahu non ci spaventa». Gli appelli alla tregua si moltiplicano, ma non sembrano sortire effetti. Nemmeno quello del Segretario Generale dell'Onu, Ban Ki-moon che ha ribadito: «La violenza deve finire». Ieri c'è stata anche una conference call tra il premier Matteo Renzi e il presidente americano, Barack Obama, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier britannico David Cameron e il presidente francese Francois Hollande: i cinque leader hanno concordato sulla necessità di «raddoppiare gli sforzi per ottenere il cessate il fuoco».